Sciopero della Rete contro il SOPA
Domani mercoledì 18 gennaio moltissimi siti e blog si oscureranno per 24 ore, inclusi quelli di Wikipedia, Reddit e Boing Boing, come azione di protesta contro lo Stop Online Piracy Act (SOPA), disegno di legge "anti-pirateria" in discussione al Congresso statunitense, insieme al simile Protect Ip Act (PIPA).
L'iniziativa si sta diffondendo a macchia d'olio tra i netizen di ogni Paese e regione, per via dei prevedibili effetti a catena che le nuove norme potrebbero avere in tutto il mondo.
Le pressioni di migliaia di cyber-attivisti hanno già spinto i fondatori di Google, Twitter, Yahoo! ad esprimire nette riserve sui due testi, dichiarando in una lettera aperta che "concederebbero al governo Usa il potere di censurare internet con procedure simili a quelle usate da Cina, Malesia e Iran". Il CEO di Twitter, Dick Costolo, ha invece precisato che, pur opponendosi alle attuali formulazioni delle due proposte di legge, non bloccherà il noto servizio di micro-blogging, come andavano invece chiedendo parecchi utenti.
La mobilitazione va montando alla grande su internet, a partire da Twitter con l'hashtag SOPA (e in seconda battuta PIPA), mentre nelle ultime ore è giunta la notizia che il leader di maggioranza alla Camera, il repubblicano Eric Cantor, ha deciso di bloccare l'iter del SOPA, sembra per l'ampia opposizione e per il probabile veto presidenziale nel caso di approvazione. Tuttavia, come puntualizza lo scrittore-attivista Cory Doctorow, il testo potrebbe essere risuscitato in ogni momento e comunque l'analogo disegno di legge al Senato, il PIPA, rimane pur sempre in iin via di approvazione.
Entrambe le proposte "anti-pirateria" hanno il sostegno di Hollywood, dell'industria discografica e di gran parte dei colossi high-tech. Nei giorni scorsi la Casa Bianca si è esplicitamente fatta avanti cercando di placare entrambe le fazioni, ma specificando che non appoggerà l'attuale testo del SOPA. Motivo? A detta dell'amministrazione, "non sosterremo leggi che riducono la libertà di espressione, aumentano il rischio in materia di cyber-sicurezza o minano il dinamismo e l'innovazione di internet a livello mondiale".
Sul fronte opposto, ciò ha provocato l'immediata ira di Rupert Murdoch, per il quale "Obama si è alleato con i pirati della Silicon Valley" aggiungendo poi in un tweet: "Il leader della pirateria online è Google, che offre in streaming gratuito i film e intorno ad essi vende gli spazi pubblicitari. Non c'è da meravigliarsi se poi investe milioni per fare lobby".
Mentre la situazione legislativa rimane fluida, si scaldano le tastiere per la protesta globale di domani. Perchè a rischio è la stessa libertà d'espressione online -- come specifica Joi Ito, direttore del Media Lab del MIT e membro del Comitato Scientifico della Fondazione <ahref. Questione centrale, spiega Ito, è che le due prposte di legge mirano a minimizzare la diffusione di materiale protetto dal diritto d'autore colpendo quei siti che promuovono e consentono il file-sharing, come The Pirate Bay. Pur trattandosi di obiettivo encomiabile, imprenditori, studiosi e difensori della libertà d'espressione temono che le conseguenze di queste norme possano danneggiare irrimediabilmente l'architettura stessa della Rete.
Grandi aziende high-tech, quali Google, Facebook, Twitter e altre, si oppongono al SOPA e al PIPA perchè modificano sostanzialmente il sistema delle responsabilità dei provider in caso di infrazioni al copyright. Attualmente, in base al Digital Millenium Copyright Act del 1998, queste aziende sono comunque protette da ogni "reponsabilità oggettiva". Inoltre, le norme previste del SOPA consentirebbero di applicare queste restrizioni anche al di là dei confini internazionali, vietando agli utenti residenti in USA l'accesso a certi siti stranieri. Ciò porterebbe di fatto ad introdurre dei "firewall" nella libera navigazione globale, oltre alla probabile replica di analoghe barriere in altri Paesi. Tutto ciò, conclude Joi Ito, pone rischi inaccetabili al 'free speech' e quindi richiede la pronta opposizione dei netizen. Come sta puntualmente avvenendo con lo "sciopero" di domani -- che riguarderà anche l'Internet italiana.
(di Bernardo Parrella)


