DataBlog

iData tutorial/6 - Excel, l'arma tuttofare del datajournalist

Excel è un programma nato per la contabilità, ma utilissimo per tutte le operazioni di pulizia, organizzazione ed elaborazione dei dati necessarie per fare giornalismo dei dati. In questo tutorial (in inglese), Peter Aldous, giornalista di New Scientist, dà una breve ma completa introduzione all'uso di quello che è veramente uno strumento tuttofare. Gli appunti del tutorial sono qui: http://www.peteraldhous.com/CAR/Spreadsheet_tutorial_in_Excel_2010.pdf

09/11/2013 19:34

iData tutorial/5 - Infogram: tutti i grafici in poche mosse

Il pregio di Infogram è la capacità di produrre grafici anche piuttosto sofisticati in maniera intuitiva. In più permette di embeddare video e contenuti nei tuoi grafici. La voce è di Cristina Da Rold, la produzione di Formica Blu.

28/10/2013 15:56

iData tutorial/4 - Easel.ly: l'infografica è più facile online

Un'infografica vale spesso migliaia di parole. E grazie a strumenti come Easel.ly non c'è nemmeno bisogno di software dedicati. Non è professionale come InDesign, ma è decisamente più semplice e intuitivo. Ecco il tutorial in italiano. Grazie a Cristina Da Rold e a Formica Blu per la produzione.

25/10/2013 18:40

Data Journalism: è online il primo corso dello European Journalism Center

Un corso di data journalism completamente gratuito e direttamente sul tuo schermo. È questo il regalo dello European Journalism Center alla community sempre più vasta di giornalisti che producono storie partendo dai dati. Le registrazioni sono aperte.

Si chiama "Doing journalism with data" (fare giornalismo con i dati) il nuovo corso online dello European Journalism Center. Tra i docenti ci sono molti dei migliodi data journalist di oggi, molti autori del Data Journalism Handbook. Si va da Simon Rogers (ex Guardian e ora Twitter) al Pulitzer Steve Doig e alll'ormai rockstar Alberto Cairo, autore del bellissimo The Functional Art.

Dura cinque settiane e per registrarsi bisogna andare qui.

24/10/2013 18:22

iData tutorial/3 - Storify: come raccontare una storia con i social

La rete e i social network non sono solo il luogo dell'immediatezza. Sono anche una formidabile miniera di contenuti per ricostruire una vicenda, sia con immagini che con testi. Uno strumento molto immediato è Storify, creato da Xavier Damman e Burt Hermann. Ecco un bel tutorial in italiano su come usarlo al meglio. L'autrice è Cristina Da Rold.

24/10/2013 16:45
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iData tutorial/2 - ManyEyes: visualizza i dati senza fatica

Visualizzare i dati è utilissimo sia per l'analisi sia per mostrare ai tuoi lettori cosa mostrano. ManyEyes è un software gratuito sviluppato da Ibm: ha già qualche anno, ma è facilissimo da utilizzare. Ecco come si usa. Grazie a Formica Blu e a Cristina Da Rold.

24/10/2013 08:00

Data Journalism Awards: tre progetti italiani in finale (e un making of)

Tre progetti italiani: #doveticuri, Gaza's Gas e Medici obiettori sono tra i 72 finalisti dei Data Journalism Awards.

L'appuntamento finale è per il 20 di giugno all'Hotel de Ville di Parigi per i vincitori dei Data Journalism Awards 2013, una sorta di Pulitzer del giornalismo dei dati aperto a tutti i giornalisti del mondo, ma la buona notizia è che ci sono tre progetti italiani in finale.

Nella categoria giornalismo investigativo - grandi media - c'è l'inchiesta sui medici obiettori in tema di aborto apparsa sul Il Fatto Quotidiano firmata da Jacopo Ottaviani. Sempre nel giornalismo investigativo, ma per la sezione "small media", sono in gara l'inchiesta sui fondi europei destinati a Gaza firmata da Cecilia Ferrara e pubblicata dal neonato centro Irpi (full disclosure: chi scrive fa parte del board dell'associazione ma non ha contribuito all'inchiesta), e l'inchiesta "Lo sai #doveticuri?" di Wired che comprende la prima mappa con tutti i dati di mortalità degli ospedali italiani (full disclosure/2: chi scrive è tra gli autori dell'inchiesta).

La giuria è al lavoro, ma conta anche il voto popolare che si può esprimere qui.

Tutti i 72 progetti sono una bellissima rassegna di idee, tecniche e approcci all'uso dei dati per il giornalismo e il Datablog tornerà sui più originali, ma intanto possiamo raccontare come è stato sviluppato #doveticuri che ho coordinato direttamente. L'inchiesta non ha beneficiato direttamente di risorse di Fondazione <ahref, ma va certamente detto che le competenze e le riflessioni sviluppate nel corso del progetto iData sostenuto dalla fondazione sono state importantissime per l'avvio di questa inchiesta che speriamo abbia anche ricadute civiche più ampie.

Ecco, in breve come abbiamo lavorato.

1. I dati. Tutti i dati utilizzati sono stati ottenuti da Agenas, l'Agenzia del Ministero della salute per i servizi sanitari regionali che da anni li raccoglie per valutare le strutture italiane pubbliche e private. La qualità è perciò la migliore disponibile e non è stata necessaria una particolare opera di pulizia. Va detto subito che, tecnicamente, non si tratta di open data. Ne siamo entrati entrati in possesso solo dopo aver ricevuto l'accesso a un sito protetto da password (concessa a pochi giornalisti e ad alcune fasce di medici). Inizialmente Wired non era tra le testate selezionate dall'ufficio stampa del Ministero e abbiamo dovuto richiedere espressamente l'accesso. Abbiamo raccolto i dati scrappandoli dal sito grazie al supporto del gruppo HacksHackers di Bologna (nato un anno fa, all'IJF#12, come spin off del progetto iData della Fondazione Ahref).

Il database che abbiamo ottenuto è composto da un file Excel di 1200 righe (una per struttura) con 19 indicatori di cause di decesso. Stiamo valutando come rendere tutto il database che abbiamo creato completamente open.

2. I tempi. Abbiamo raccolto i dati alla fine del 2012, ma abbiamo cominciato a lavorarci seriamente a dicembre per pubblicare a marzo sul cartaceo e (a causa di un po' di problemi di mappatura) andare online ai primi di aprile. Se avessimo potuto dedicarci a tempo pieno a questo lavoro sarebbero bastate due settimane.

3. Le forze in campo. #doveticuri è stato realizzato grazie al lavoro di tre giornalisti (Marco Boscolo, collaboratore di Wired, Denis Rizzoli, allora stagista alla rivista e il sottoscritto, caposervizio nella testata), un information designer (Massimiliano Mauro) e Fabio Dellutri, informatico di Mitecube che aveva già collaborato sul progetto ScuoleSicure.

4. I costi. I costi vivi (esclusi compensi e stipendi dei giornalisti e dello staff di Wired) si aggira intorno al migliaio di euro, sostanzialmente per la mappatura.

5. La mappa. La geolocalizzazzione degli ospedali è stata fatta in redazione grazie a QGis dopo aver incrociato i nomi delle strutture censite da Agenas (prive di indirizzo) con indirizzi e dati di grandezza forniti dal Ministero e da Istat. La qualità della geolocalizzazione è in generale piuttosto buona, ma per un 10% di strutture è stata necessaria una revisione. La grafica è stata studiata dalla redazione, ma le soluzione di visualizzazione sono emerse dalla discussione con i ragazzi di Mitecube. Il risultato è una mappa visibile anche sui dispositivi mobili.

6. I feedback. I messaggi di apprezzamento sono stati predominanti. Qualche critica è arrivato non tanto dall'ambiente medico, quanto dai comunicatori della sfera sanitaria preoccupati che i lettori possano avere un'immagine parziale delal sanità o non comprendere il significato dei dati.

Prima di pubblicare abbiamo parlato parecchio tra noi e con specialisti di questi dati e siamo convinti che siano di così grande interesse pubblico che sarebbe scorretto per un giornalista scegliere di non pubblicarli. Lo abbiamo fatto cercando di spiegare nel modo più completo possibile cosa significano e cosa non significano.

Questi dati faranno preoccupare qualcuno? Francamente lo speriamo proprio perché è sufficiente ossevare la grande variabilità della frequenza dei decessi tra gli ospedali italiani. La Sanità è sempre un tema elettorale forte e crediamo che i cittadini di molti territori debbano pretendere servizi migliori dalla propria Regione.

7.I prossimi passi. Come immaginabile il nostro database è pieno di altre storie che stiamo cominciando a sviluppare. In più, abbiamo pubblicato i dati 2012, ma abbiamo in tasca anche quelli dal 2007 al 2011 con cui cominceremo a giocare presto. Insomma, ne sentirete ancora parlare.

Se qualcuno ha idee di procetti "civici" non in competizione editoriale, parliamone volentieri.

8. Cosa migliorare. Certamente l'usabilità del sistema e le possibilità di confronto. È buona ma non ancora quella che vogliamo. Ci stiamo lavorando e i suggerimenti sono naturalmente benvenuti.

02/05/2013 11:35

Precisione, dati, accesso e partecipazione: gli spin-off dei civic media

I civic media sono uno hot spot di innovazione che ha connessioni forti e deboli e negli ultimi anni ha generato molti spin-off

Che cos'è un "civic media"? Per Henry Jenkins, del Mit Media Lab i civic media sono uno dei punti di collisione tra mezzi di comunicazione e impegno pubblico. È un'ibridazione che è esplosa con i new media e la loro dimensione social, ma che talvolta contamina i media mainstream. Ma soprattutto, i media civici sono una delle aree di ricerca e innovazione più interessanti e prolifiche. Fondazione Ahref è stata probabilmente la prima a portare in Italia una missione specifica sui media civici e a stimolare la proliferazione di un ecosistema di progetti, riflessioni e iniziative che, spesso più filosoficamente che finanziariamente, sono strettamente imparentate. Per dirla con le parole di Stephen Jay Gould, si potrebbe parlare di un'equilibrio punteggiato, di un ecosistema dove attori anche molto diversi condividono alcuni geni fondamentali, anche se li esprimono in maniera spesso assai diversa.

 

È questo il caso di alcuni progetti lanciati recentemente e che hanno nella propria geneaologia evolutiva riflessioni maturate anche grazie al progetto iData sostenuto dal 2010 da Fondazione Ahref. Qualche giorno fa c'è stata la prima tappa pubblica

di Diritto Di Sapere, un progetto sostenuto dalla Open Society Foundations che mira ad espandere l'accesso all'informazione in Italia. Il diritto di accesso, su cui si basano strumenti come il Freedom of information act statunitense, così utile ai colleghi d'oltreatlantico che spesso è all'origine di inchieste che portano al Pulitzer, è ancora zoppicante in Itala nonostante le forti evoluzioni in atto con i decreti sull'anticorruzione e la trasparenza imposta dall'art. 18 del decreto Passera 2. Per questo Diritto Di Sapere ha appena pubblicato LegalLeaks, la prima guida pratica per accedere all'informazione pensata per cittadini e giornalisti scaricabile qui.

 

L'accesso (inteso come diritto fondamentale dell'uomo prima che problema tecnico) a sua volta è un tema centrale dell'Agenda Digitale e del dibattito internazionale dell'Open Governement Partnership perché

è strumentale non solo allo sviluppo degli open data che oggi vanno così di moda (in realtà un buon diritto di accesso è la miglior garanzia di un open data utile e di qualità) che alla partecipazione dei cittadini che si vuole in una democrazia evoluta.

Ma le frazioni di Dna condivise da iData e Diritto Di Sapere sono in realtà più antiche di entrambi i progetti e si possono ritrovare nel Giornalismo di Precisione di Philip Meyer. Competenze tecniche e strumenti di accesso all'informazione (dati, ma anche documenti) sono infatti due gambe che devono camminare insieme se lo scopo è migliorare il giornalismo e la democrazia.

Ma gli spin-off del pensiero civic-media non sono finiti perché come ha ricordato Aron Pilhofer a IJF#12, la bellezza (e la maledizione, aggiungo io...) dell'Italia è che c'è tantissimo spazio per l'innovazione dei media. Non a caso negli ultimi mesi la parola "fact-checking", che fino a qualche anno fa provocava alzate di sopracciglia, è diventata non solo un'espressione ricorrente in rete e ha conquistato sezioni dedicate in diverse testate nazionali.

Sul fronte più ampio, e grazie al supporto del Festival del Giornalismo di Perugia che ogni anno si conferma un fenomenale incubatore di esperienze, è nato in Italia anche HacksHackers, una serie di incontri a Bologna e Milano (ma espandibili ovunque - il formato è open source!) per favorire la contaminazione tra tecnologie e giornalismo. Anche qui, non ci vuole Craig Venter, per ritrovare marcatori provenienti dal Mit e da iData.

Più distante, ma sempre nella nuvola dell'equilibrio punteggiato la settimana scorsa è stato presentato Irpi, un nuovo centro per il

giornalismo investigativo ideato da Guia Baggi e Leo Sisti e che ha al suo interno un pezzo di giornalismo dei dati che ha già attirato l'attenzione di colleghi stranieri.

Nei prossimi mesi, a IJF#13 vedremo anche il lancio di Datajournalism.it, un sito che vuole mettere in rete le forze del giornalismo dei dati italiano (ancora poche ma in crescita) grazie anche alla community di datajournalismitaly che oggi conta più di 250 membri.

23/01/2013 11:40
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HacksHackers: call per progetti e nuova sede - Milano 8 gennaio

HackHackers torna a Milano l'8 gennaio 2013 con una nuova sede: l'Ostello Bello di via Medici e il supporto dei GreenGeek. Il programma è in via di definizione e sono benvenute le segnalazioni.

L'accento questa volta è volutamente produttivo.

Abbiamo spiegato il formato, mostrato le possibilità dell'alleanza tra giornalismo, media digitali e dati. Ora vogliamo alzare l'asticella ancora un po' per fare in modo che da HH nascano non solo spunti e idee, ma veri progetti collaborativi tra media e It.

Ecco intanto una minirassegna di ciò che è apparso finora:

17/12/2012 16:55

DataViz, il centro Knight lancia un corso aperto e online di massa

Il successo della Khan Academy ha fatto scuola e (finalmente) anche il centro Knight per il giornalismo ha deciso di lanciare il suo primo Mooc (Massive Open Online Course), un corso aperto e online che conta già più di 2mila iscritti in 19 paesi che vogliono capirne di più di rappresentazione dei dati, dagli infodesigner ai data journalists. Un esperimento da completare in sei settimane coordinato da Alberto Cairo e tutto da seguire, sia per i contenuti che per il formato.

Introduction to Infographics and Data Visualization from Knight Center on Vimeo.

12/12/2012 07:05
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Il data journalism è punk!
Data Journalism School: l'Italia è una nuova terra di opportunità per il giornalismo dei dati
Data Journalism Awards: tra una settimana il Pulitzer del giornalismo dei dati
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I numeri della scuola/2 – la popolazione scolastica italiana
I numeri della scuola/1 – lavorare con i dati della scuola
Data Journalism Awards: il giornalismo dei dati si mette in gara
Data journalism in italia: c'è una mailing list
Due ebook sul giornalismo dei dati
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Referendum sul nucleare: la forza dei dati
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Il futuro del giornalismo è nei dati
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