L'albero delle storie: i giovani italiani si raccontano su timu
Tutto ha avuto inizio nel mese di gennaio 2012. Costantino Menna, un ragazzo napoletano, dopo la laurea in ingegneria (110 e lode) alla Federico II ha l'opportunità di frequentare un prestigioso master di perfezionamento alla Penn State University. Dovrà trascorrere 5 mesi negli Stati Uniti, respirare l'aria di un grande centro di ricerca internazionale e far valere in quel contesto le sue qualità. Convinto dall'amico Vincenzo Moretti Costantino sceglie di condividere e raccontare la sua esperienza in un diario ospitato dalla piattaforma timu.
Il contesto in cui si inserisce il racconto di Costantino è quello della grande inchiesta su “Le vie del lavoro” che Fondazione <ahref e la Fondazione Giuseppe Di Vittorio hanno promosso per raccogliere testimonianze dell'Italia che lavora (e studia), nella convinzione che solo attraverso l'impegno personale nelle cose che si fanno e solo tornando a dare il giusto valore al lavoro fatto con passione (sia esso manuale o intellettuale) è possibile dare senso, identità e una missione alle persone e al nostro Paese.
Costantino mantiene la parola data, racconta con regolarità i fatti e le situazioni che maggiormente lo colpiscono. Ma nel web le porte sono aperte e le finestre spalancate e così con il passare delle settimane la storia di Costantino diventa la storia di tanti altri ragazzi che vi “attaccano” brandelli delle loro esperienze personali commentando i post regolari di Costantino oppure raccontano direttamente la propria esperienza. Parlano di ciò hanno realizzato (o stanno realizzando), di ciò che sognano di fare, di quello che provano di fronte alle esperienze che vivono nel loro quotidiano. Come un albero che cresce e produce in continuazione nuovi rami altri giovani scelgono di raccontarsi assieme a Costantino. Sono tutti giovani italiani che come Costantino non si sono arresi alle difficoltà e cercano con passione la propria strada verso il futuro con la convinzione che no, non ci sono scorciatoie, questa strada passa attraverso lo studio e il lavoro, ma quello fatto con passione e per passione.
E così, dopo che nello scorso mese di giugno Costantino è rientrato in Italia, il “Diario di Costantino” su timu ha continuato a vivere nutrendosi di tante altre storie personali. A raccontarsi adesso sono in tanti. Tutti giovani e tutti accomunati dal desiderio di vivere nuove esperienze e di condividerle con gli altri nella convinzione che ogni percorso di vita e di lavoro se fatto con il cuore e con passione è un percorso di valore: da qui anche il nuovo titolo che ha assunto da poco il diario collettivo “Le vie del lavoro: perché io valgo”.
Oggi a raccontarsi su timu c'è Colette Donadio, napoletana come Costantino, che dopo la laurea triennale in "Culture digitali e della comunicazione" alla Federico II, ha proseguito gli studi ultimando il corso magistrale in "Cooperazione e sviluppo" alla Sapienza di Roma e oggi si trova a Buenos Aires per portare a compimento un master internazionale in Development Innovation and Change dell'università di Bologna.
Colette è approdata in terra Argentina lo scorso 23 luglio e per cinque mesi si racconterà su timu. Così in suo post ci spiega il significato della sua esperienza: "Per me Buenos Aires ha due significati, su altrettanti livelli: il primo significato appartiene alla sfera dell'arricchimento del curriculum, quindi imparare lo spagnolo, conseguire un master nell'altro emisfero e magari svolgervi anche un tirocinio. Il secondo significato è strettamente personale: conoscere me stessa in una situazione distante, se non diametralmente opposta, alla confortante sicurezza dell'Italia, di casa, della famiglia. Arricchirmi, prendendo quanto più possibile dalle mille cose che l'enorme Buenos Aires possa offrire".
Assieme a Colette ci sono poi, per citare i più attivi, anche Walter Tinganelli e Antonio Procentese.
Walter, 33 anni, è un biologo impegnato nel campo della ricerca. Si trova in Giappone. Da tre mesi vive a Tokyo e nella terra dove tutti lo chiamano Walter-San è arrivato dopo una laurea in biotecnologie alla Federico II e un dottorato in Germania. "Mi resi conto – ci racconta - che vivere all’estero non è poi così difficile, i latini dicevano 'porta itineris dicitur longissima esse', la porta è la parte più lunga di un viaggio. Secondo me è verissimo, è così, superato il viaggio ti accorgi di non essere solo e la nuova condizione ti piace pure".
Antonio è un ragazzo di 28 anni, napoletano anche lui, ma che a Napoli ha scelto di rimanere. Quando parla di se si definisce un "sognatore" o un "imprenditore visionario". Durante una esperienza lavorativa nella cartoleria di famiglia realizza che ciò che gli piace veramente è capire le persone, aiutarli nelle scelte. In quel caso si trattava del regalo last minute per nipoti e figli esigenti oggi aiuta giovani come lui a creare imprese e a fare innovazione. Antonio, dopo avere frequentato il Centro per l'imprenditoria della LUISS, università nella quale sta portando avanti i suoi studi, apprende gli strumenti per passare dalla progettazione all'impresa. Adesso Antonio dirige la sua società Crowd Puller srl, una start up che si occupa di social media e mobile marketing, progetta piattaforme crowdsourcing, gamification, web 3.0. "Ma soprattutto - dice Antonio - studiamo e aiutiamo altri ragazzi a sviluppare i loro progetti d'impresa".
Costantino, Colette, Walter, Antonio e altri ancora. Potrà sembrare strano che in un contesto difficile come quello degli studi post universitari e del mercato del lavoro di oggi emergano cosi tante storie di passione e di entusiasmo. Così come può apparire difficilmente comprensibile la voglia di raccontarsi e di condividere le proprie esperienze che anima queste ragazze e questi ragazzi. Forse, in un contesto come quello odierno dove il lavoro non è più lo stesso per tutta la durata della vita e dove ogni percorso di maturazione e di crescita professionale è diverso da ogni altro ciò che può dare unitarietà e senso a questi percorsi sono i valori di fondo che ne accompagnano i vari passaggi. Valori che emergono in maniera più chiara proprio nel contesto del racconto autobiografico che diventa così uno strumento per definire se stessi in relazione al mondo esterno e per creare, attraverso un processo di condivisione di esperienze personali, un bagaglio culturale comune ad una intera generazione.


