Diritti e obblighi degli utenti: il caso di huffingtonpost.it
Arriva anche in Italia, in collaborazione con il Gruppo Espresso e diretto da Lucia Annunziata, l'Huffington Post, apprezzato ibrido tra testata giornalistica e aggregatore di blog statunitense, fondato nel 2005 e diventato in breve tempo uno dei siti più seguiti al mondo, che si presenta anche in Italia come una sorta di “meticcio” (così lo definisce la stessa Annunziata) tra giornalismo 2.0 e la voce dei blogger e più generale quella della Rete.
L'HuffPo nella versione italiana è una piattaforma con una propria redazione interna composta da 15 giornalisti che aggrega gli scritti di quasi duecento blogger di differente posizione politica, professione, estrazione (molti dei quali esponenti del mondo della politica, della finanza, della cultura) oltre a tweet, post, like e commenti vari degli stessi lettori, che per poter accedere a tali funzionalità devono (com'è richiesto ormai da pressoché tutte le testate online) creare un proprio account accettando sia la normativa sulla privacy sia i termini e le condizioni d'uso, veri e propri spauracchi di qualunque utente medio che inevitabilmente si chiede perché tali clausole sembrino sempre scritte da un prolisso sadico giurista intento a renderne impossibile la comprensione pressoché a chiunque non svolga la medesima professione e non abbia qualche ora del suo tempo da perdere per leggerle integralmente.
Nonostante non vengano quasi mai letti, i termini di servizio e la normativa sulla privacy sono estremamente importanti: non solo disciplinano diritti ed obblighi degli utenti, toccando aspetti alquanto delicati, ma rappresentano anche un'importante strumento di tutela e di esenzione da responsabilità della stessa piattaforma, che sulla base di essi talvolta può persino essere condannata. Basti pensare alla sentenza del 2010 del Tribunale di Milano che ha condannato tre dirigenti di Google per violazione delle norme sulla privacy, in relazione ad un filmato che riprendeva un minore disabile vessato dai compagni in una scuola di Torino, filmato che era stato pubblicato nel 2006 proprio sul servizio Google Video.
L'argomento dei termini di servizio è dunque centrale, e da un certo punto di vista può persino essere considerato come una sorta di biglietto da visita di una piattaforma online, una cartina tornasole che evidenzia non solo come essa si presenti al pubblico degli internauti, ma anche in quale considerazione tenga i propri utenti, riconoscendo o negando loro determinate prerogative ed opzioni sulle loro future attività. Da questo punto di vista, la disciplina dell'HuffPo italiano lascia da molti punti di vista a desiderare; analizzeremo per ragioni di sintesi solo alcune tematiche preminenti, premesso che ogni valutazione nasce in parte anche dal confronto con altre piattaforme equiparabili.
Per poter effettuare la registrazione vengono richiesti un nome utente, un indirizzo e-mail, una password ed una spunta che vale come lettura ed accettazione sia della normativa sulla privacy, sia dei termini e delle condizioni di servizio. Cominciamo allora dalla traboccante normativa sulla privacy che, pur non menzionando espressamente il D.Lgs. 196/2003, ne recepisce perlomeno le previsioni inderogabili.
Iniziando la nostra analisi, va innanzitutto va segnalato che due sono i contitolari nel trattamento dei dati personali: oltre alla s.r.l. HuffingtonPost Italy anche America Online Inc., il più grande Internet service provider del mondo, che ha acquistato l'HuffPo nel 2011, al quale i dati personali degli utenti vengono trasferiti negli States, ove vengono altresì trattati.
Veniamo dunque alla congerie di dati degli utenti registrati che possono in maniera più o meno automatica essere raccolti dall'Huffington: si va dal numero di cellulare alle informazioni pubblicate tramite la partecipazione alle discussioni della community, dalle pagine web visitate prima e dopo aver raggiunto il Sito dell'HuffPo agli annunci pubblicitari visualizzati, dalla velocità di connessione ai software installati sul computer degli utenti. Inoltre, tramite fonti e piattaforme di terzi (come social network, aziende di marketing e pubblicità contestuali) l'Huffington Post può accedere ad ulteriori informazioni dell'utente, come il suo username nei network sociali, dati demografici quali l'età, il sesso, gli interessi, i dati di visualizzazione e le varie iterazioni con gli annunci pubblicitari. Non solo: l'HuffPo si riserva la facoltà di combinare le sue informazioni con quelle ottenute da fonti terze, venendo così a creare un profilo assai dettagliato dei propri utenti; dichiara infatti espressamente di aggregare ed analizzare i dati che vengono raccolti.
Si potrebbe a questo punto obiettare che in realtà anche i social network più diffusi possiedono come minimo altrettanti nostri dati personali, ma la differenza sta nel fatto che ad essi siamo noi stessi volontariamente a conferirli, mentre l'Huffington si procura di default tutti i dati possibili dei suoi utenti. La finalità primaria dichiarata per la quale questi dati vengono raccolti è quella di fornire all'utente degli annunci pubblicitari contestualizzati, cioè avvisi promozionali mirati in quanto corrispondenti al nostro profilo e dunque presumibilmente di nostro interesse. In sostanza, l'HuffPo si riserva la facoltà di installare sul computer dell'utente cookies ed altre tecnologie analoghe per scopi di pubblicità comportamentale, di monitoraggio nonché per misurare l'efficacia delle sue inserzioni; con una procedura piuttosto macchinosa, che comporta l'esercizio dell'opzione su siti terzi, l'utente potrà negare il proprio consenso. Inoltre, il sito potrà fornire informazioni sugli utenti ad altre aziende, applicazioni o persone per sviluppare contenuti, servizi e annunci pubblicitari, per marketing, per elaborazione di dati e per distribuzione di comunicazioni via mail o sms. Dunque la facoltà di utilizzo dei dati dell'utente è estremamente dilatata, tale da presentarsi in Italia praticamente come un unicum nel settore delle testate online.
Nella profilatura delle attività generali dell'utente, l'Huffington terrà altresì traccia della partecipazione dell'utente alle discussioni della community, così come della percentuale dei suoi commenti segnalati che vengano poi cancellati. Laddove l'accesso al Sito avvenga tramite terze parti, come ad esempio facebook o twitter, l'Huffington Post potrà condividere con tali parti le informazioni che riguardano l'utente, per ricavarne da essi altrettante (come la foto del profilo, o dettagli sulla propria rete di amici), utilizzando dunque i contatti privati dell'iscritto per creare o suggerire in maniera automatica relazioni o per compilare elenchi di amici potenziali.
Dal momento che gli uffici del Sito si trovano in Italia, si ricava che la normativa applicabile è quella italiana, comprendente dunque il D.Lgs. 196/2003 e ss.mm.ii., del quale vengono infatti recepiti gli aspetti fondamentali nell'art. 7 dell'informativa, che contempla i diritti dell'utente.
Possiamo da quanto detto evincere che la disciplina della privacy dell'HuffPo risulta estremamente invasiva rispetto ad altre piattaforme paragonabili, sia per la quantità di dati degli utenti raccolti, sia per i vari utilizzi che si riserva di effettuarne. Viene recepita la normativa italiana nei suoi aspetti inderogabili, dunque viene formalmente rispettato il c.d. Codice della Privacy italiano, ma si richiede e si utilizza, per scopi preminentemente pubblicitari, una notevole quantità di dati personali dell'utente, dati che vengono poi intrecciati ed impiegati in varia guisa. L'utente può opporsi a buona parte di tali utilizzi, ma le modalità pratiche per far valere l'opposizione risultano assai frammentarie e devono essere esercitate anche su siti terzi in maniera decisamente complicata.
E' poi da verificarsi come questo complesso apparato di clausole sulla privacy sia in grado di aderire adeguatamente alle previsioni della c.d. E-Privacy Directive (2002/58/CE), modificata recentemente dalla direttiva 2009/136/CE, alle quali il legislatore ha dato attuazione con due provvedimenti alla fine di maggio 2012 (D.Lgs. 69 e D.Lgs. 70). Tali direttive, in particolar modo la seconda, mirano proprio ad affermare il principio del preventivo consenso dell'interessato alla propria tracciabilità e profilazione delle scelte di navigazione da parte dei siti tramite l'utilizzo di “cookies”, affermando il principio dell'opt-in, in base al quale i siti web devono assicurarsi il permesso dell'utente prima di raccogliere e memorizzare informazioni, utilizzando configurazioni di programmi informatici che siano di facile e chiara utilizzabilità.
Proseguiamo ora con i termini e le condizioni di utilizzo, che vengono bonariamente definiti “accordo con l'utente” anche se, ovviamente, più che di accordo si tratta unicamente di una complessa previsione unilaterale che potrà solo essere accettata dall'aspirante utente. Viene innanzitutto ribadito che il Sito è gestito oltre che dalla HuffingtonPost Italy srl. anche dalla AOL Inc., e dai termini sarà in seguito possibile recedere solo tramite comunicazione scritta inviata via raccomandata; laddove l'account venga di conseguenza disabilitato, non saranno però rimosse o modificate le precedenti attività pubbliche dell'utente. E' comunque possibile anche semplicemente chiudere il proprio account, senza particolari formalità, tramite le impostazioni della propria pagina personale.
L'HuffPo si riserva nei confronti dell'iscritto una discrezionalità amplissima, cioè il diritto d'impedirgli l'accesso al Sito a proprio piacimento e per qualsiasi ragione, laddove questo sia ritenuto nell'interesse dell'azienda o degli altri utenti. E' evidente che in questo caso siamo ai limiti del puro arbitrio, dal momento che non vengono richiamate violazioni di norme di legge o di semplice netiquette, ma si difetta di una qualsiasi predeterminazione perlomeno esemplificativa. Non è tutto, poiché l'utente viene altresì spogliato di qualsiasi diritto sui suoi contenuti che invii o condivida sull'Huffington. Mentre la maggior parte dei siti riconosce all'utente almeno il privilegio dell'autorialità sui propri contenuti (cioè il diritto ad esserne sempre riconosciuto creatore) ed in alcuni casi anche importanti diritti economici derivanti dall'eventuale sfruttamento del materiale, l'Huffington si riserva ogni diritto su scritti, video, fotografie, audio o altro contenuto che gli iscritti postino sul Sito, potendoli distribuire ed utilizzare liberamente per finalità promozionali e di marketing, cioè commerciali. In pratica, viene esplicitamente affermato che l'utente non detiene alcun diritto sui suoi contenuti inviati al Sito: quest'ultimo potrà pubblicarli, modificarli ed utilizzarli senza limiti di tempo, oltre che distribuirli e venderli su altri media. Ogni contenuto, una volta immesso sul Sito, viene immediatamente coperto dal copyright dell'HuffPo e né l'utente iscritto né terzi potranno utilizzarlo in alcun modo, pena violazione del diritto d'autore (salva solamente la possibilità di stamparne una copia per occasionale interesse personale).
Giungiamo ora al controllo sulle attività degli utenti, in relazione al quale abbiamo rilevato una lieve incongruenza: mentre in un primo momento nei termini di servizio si specifica che l'Huffington Post non si assume (come da prassi ormai consolidata) alcun impegno a monitorare il Sito per individuare eventuali contenuti inappropriati od illegali, in seguito nelle faq viene invece istituito un complesso sistema di moderazione e vigilanza ripartito tra segnalazioni di utenti e staff interno di moderatori. Di fatto il Sito si assume una responsabilità editoriale sui contenuti che ospita dal momento che, oltre ad effettuare i controlli indicati, si riserva altresì la facoltà di eliminare post e materiali degli utenti in qualsiasi momento ed a sua insindacabile discrezione.
Terminiamo questo lungo approfondimento con le c.d. faq (cioè le domande frequenti) che vengono incluse nei termini di servizio costituendone parte integrante; di queste va segnalata innanzitutto la netiquette, ovverosia i principi che regolano community e commenti. Come accennato poc'anzi è prevista, al fine di assicurare un luogo civile e piacevole, un'articolata struttura di controllo onde evitare ingiurie, attacchi o insulti che possono essere rimossi e potranno anche causare ammonizione ed esclusione dalla community di coloro che ne siano autori. Il team di moderatori verifica i commenti prima della pubblicazione sul Sito, ed essi vengono resi visibili agli utenti solo una volta approvati. La community degli iscritti gioca un ruolo importante, visto che è possibile segnalare i commenti altrui affinché vengano controllati dai moderatori; agli utenti che segnalino in maniera costante ed affidabile i commenti poi rimossi potranno essere concessi strumenti per nascondere direttamente commenti maliziosi o provocatori, aspri o cattivi, maleducati o fuori tema, ostili o scadenti. Si deduce insomma che qui, forse più che in altri luoghi di confronto online, bisogna prestare molta attenzione al tono dei propri commenti.
E' anche prevista un'interessante forma di collaborazione tra l'Huffington Post e facebook, che mette in relazione gli utenti dell'Huffington con i loro amici su facebook e con le notizie che leggono o le storie che commentano: è il c.d. HuffPost Social News. In questo modo, l'attività di ogni utente sull'Huffington diventerà visibile a tutta la sua rete di amicizie nelle c.d. Social News, intersecandosi così notizie, opinioni e social networking. Ovviamente anche tutte queste iterazioni tra utenti, cerchie di amici, statistiche, attività recenti, cronologie ed informazioni varie sono una rilevantissima massa di dati degli iscritti che verranno poi liberamente utilizzati ed incrociati dall'Huffington per le molteplici finalità evidenziate in sede di analisi della privacy policy.
Infine, un'iniziativa simpatica ed al contempo astuta: allo scopo di aumentare il numero di utenti e le loro attività complessive, vengono previsti dei distintivi dei quali potranno fregiarsi gli utenti migliori, cioè quelli che collegheranno il loro account HuffPost con l'account facebook e twitter, andando ad incrementare le connessioni con amici e follower, commentando e condividendo sui vari social network le notizie dell'HuffPo, viralizzandole insomma. Chiaramente esistono diversi livelli di distintivi e per poter salire di grado è necessario collezionare sempre più condivisioni, fan e amici. Dunque un'idea scaltra per dare visibilità al Sito, che ripaga l'utente particolarmente attivo con delle piacevoli mostrine. Purtroppo, è prevista anche la possibilità di scendere di livello se si perdono troppi amici o follower, dunque l'utente che voglia far durare nel tempo la propria sudata coccarda non può mai riposarsi sugli allori. Sempre allo scopo di usufruire il più possibile degli utenti appassionati, è prevista anche la possibilità di diventare moderatori per coloro che vantino una buona percentuale di segnalazioni corrette sui commenti che vengono poi censurati. Anche in questo caso, il riconoscimento non è mai duraturo: come viene testualmente affermato “dovrà darsi da fare con le segnalazioni per diventare uno degli utenti di cui abbiamo maggior fiducia”. L'utente è insomma avvisato: per rimanere moderatore la sua solerzia non deve subire cedimenti.
In conclusione, possiamo affermare che la disciplina generale dell'Huffington Post controlla pressoché totalmente l'esperienza dell'utente sul Sito, appropriandosi di numerosissimi dati personali, incrociandoli ed elaborandoli per finalità prevalentemente pubblicitarie (dunque di profitto), attribuendosi altresì ogni diritto su qualsiasi tipologia di contenuto postato dagli iscritti (qualunque ne sia la qualità ed eventualmente il valore economico), concedendosi inoltre totale discrezionalità nell'impedire l'accesso al sito per qualsiasi ragione, indipendentemente dalla previa commissione di illeciti o da violazioni della netiquette. Preventivo controllo su ogni commento da parte dei moderatori ed in generale su tutte le attività degli utenti nonché attraenti iniziative per trarre vantaggio dall'impegno e dalle reti sociali degli utenti più laboriosi completano un quadro che, tra luci ed ombre, onestamente non ci sembra con chiarezza veder prevalere le prime.
Emiliano Barbagallo – ricercatore <ahref


