Di muro in Muro: ad Avellino prove di fraternità, all'italiana
Avellino è terra di orgoglio antico e di recenti traumi. L'ultimo conflitto mondiale e il terremoto irpino del 1980 hanno lasciato un'impronta indelebile sul tessuto urbano, nascondendo agli occhi dei passanti e al ricordo dei più le tracce di un trascorso storico ricco di momenti luminosi.
Mercoledì 14 dicembre si è aperta ad Avellino la mostra “Des murs entre les hommes” ospitata presso Palazzo Victor Hugo, la prestigiosa sede locale dell'Alliance Francaise. Per inaugurarla è stata proposta una conferenza sul tema delle barriere visibili o metaforiche che abitano il nostro presente.
<ahref è stata invitata a portare il racconto dell'esperienza di A Muro Duro!, il primo contest presentato da <ahref e realizzato in collaborazione con Falling Walls Foundation e AltraTv, entrambi partner della Fondazione. Ho avuto l'onore e il piacere di intervenire personalmente. Col senno di poi, se volessi indicare la parola attorno alla quale ha ruotato l'incontro, direi che si è parlato di fraternità, una delle tre anime del motto rivoluzionario francese e più in generale dello spirito democratico contemporaneo.
Nel 1962, con le parole “Popolo di Firenze, hai tu la Pace?” il presidente-poeta senegalese Léopold Sédar Senghor apriva, in Palazzo Vecchio, il suo storico indirizzo di saluto. Senghor, invitato a Firenze dal sindaco Giorgio La Pira, esprimeva alla città e al mondo intero il messaggio dell’Africa-madre dei continenti, connotata dalla volontà implacabile di respingere la barriera dell’assurdo per proclamare la sua fede nell’avvenire di un mondo riconciliato e universalmente fraterno. Con questo spunto ho voluto anche rendere omaggio alle vittime dell'odio xenofobo dei noti e tristi fatti di Firenze e Torino: una specie di preghiera ecumenica che ci ha aiutato ad acclimatarci.
Ho scoperto ad Avellino una realtà associativa estremamente dinamica, dedita da decenni nella promozione di opportunità formative per i più giovani. L'Alliance Francaise porta avanti questo impegno grazie al lavoro volontario di giovani del luogo o in periodo di stage, provenienti dalla Francia, e grazie alla passione di chi, come la professoressa Wanda Cappa, ha interpretato il proprio mestiere di educatrice come una missione di vita, con spirito di servizio e grande generosità.
Ha preso parte all'incontro anche il Sindaco di Avellino, Giuseppe Galasso, che ha ribadito amicizia e vicinanza sia a titolo personale che a nome dell'amministrazione Comunale al fianco di questa associazione, da tempo punto di riferimento nella scena culturale locale. Il primo cittadino ha promesso inoltre un intervento per migliorare prima possibile le condizioni del palazzo Hugo, che attualmente tende al degrado [foto degrado] e presto dovrebbe ospitare anche un piccolo ma prezioso auditorium, a vantaggio della città e sopratutto dei più giovani, cui mancano luoghi aggregativi.
Nell'occasione sono stati premiati inoltre gli studenti Luca Cataldi e Andrea Siani, che hanno partecipato al concorso internazionale di lettura in lingua francese "La Plume d'or 2011": un successo importante se si pensa che è maturato in una delle province che meno fa notizia in tutta Italia.
Nel corso della serata ho presentato alcuni dei contenuti raccolti con il Contest A Muro Duro, dal video vincitore, opera di James Kirchick ad altre barriere famigerate come quella di Betlemme o quella di Belfast.
Tuttavia, ciò che ho avvertito, in definitiva, è stata la netta sensazione di aver molto da imparare dalle decine di persone di tutte le età che mi stavano di fronte. Una grande curiosità di scoprire cosa accade ad Avellino, qual è il muro che sta a cuore di chi mi guarda negli occhi e ascolta il mio racconto. Una città che trentanni fa ha visto crollare certezze personali e, insieme alla stabilità emotiva perduta in ogni famiglia, ha registrato anche un sgretolamento del proprio tessuto urbanistico, sfigurato forse per sempre, fra le ricostruzioni sbrigative e i lavori mai terminati. Potrei anche essermi sbagliato, ma ho sentito questo e molto altro, come se il dialogo aperto fosse solo l'inizio di una lunga amicizia.
Abbiamo parlato di <ahref, delle opportunità di auto-formazione a disposizione della rete su ahref.eu, e di timu, della possibilità di dare forza e visibilità a tutte le comunità locali, anche le più piccole e decentrate, con un servizio che premia la qualità della narrazione, un racconto che va a rappresentare la realtà così com'è, per voce di chi la anima e ne interpreta il carattere, attivando piccole grandi reti di collaborazione dai risultati talvolta commoventi.
È una cronaca a maglie larghe di quel che è successo. Con una domanda centrale che ha attraversato la discussione finale: come colmare le distanze fra nord e sud? come abbattere il muro della disuguaglianza nell'accesso alle opportunità? E una possibilità concreta per restare in contatto e progettare insieme delle soluzioni, per affrontare le sfide che abbiamo davanti a noi: raccontare, raccontare, raccontare...dopo il ventennio di fiction che si è appena concluso oggi possiamo riprenderci la realtà e raccontarla: le testimonianze biografiche che emergono su timu e le inchieste partecipate che ospiterà sono, ci auguriamo, l'inizio di una fase diversa.
Una fase in cui possiamo ricominciare a pensarci come una comunità. Possiamo apprendere dalle esperienze degli altri e unire le forze collaborando in rete, condividendo le nostre competenze per crescere insieme. Una comunità che, mentre si racconta, ritrova, ridefinisce, reinventa i propri valori fondanti: io voto per questa fraternità!
(Giancarlo Sciascia)


