Weblog <ahref

Weinberger, Falkvinge, Amamou: le lezioni tenute in fondazione <ahref

L'11 novembre 2011 a Trento nel pieno della edizione Italiana del Internet Governance Forum si è tenuto l'incontro "Internet e liberta".

L'incontro era  dedicato al ruolo strategico assunto dalle nuove tecnologie nel dibattito civile e nell’organizzazione delle proteste civili che hanno contrassegnato tutto il corso del 2011: dalla così detta primavera araba fino a coinvolgere successivamente anche molti paesi occidentali con i vari movimenti degli Indignados e Occupy.

Altro tema approndito è stato quello delle numerose minacce alla libertà di Internet messe in pratica da molti governi non solo quelli repressivi e autoritari) ma anche da parte di democrazie evolute, come ci insegna per altro il caso italiano.

Il dibattito, moderato da Luca De Biase, ha visto la partecipazione di David Weinberger, Slim Amamou e Rick Falkvinge. Nel sito di IGF Italia 2011 è possibile leggere una rassegna stampa dei contributi di quella giornata straordinaria.

Una giornata che si è poi conclusa con una serata altrettanto unica presso la sede di Fondazione <ahref dove gli ospiti di quel convegno furono invitati a pronunciare una lectio magistralis di fronte ad un ristreto numero di partecipanti.

Oggi i video delle tre lezioni sono a disposizione del pubblico della Rete:

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Slim Amamou

Rick Falkvinge

David Weinberger

La foto (concessa per cortesia di Adolfo Frediani) riprende da sinistra a destra David Weinberger, Rick Falkvinge e Slim Amamou.

30/01/2012 17:45

Sciopero della Rete contro il SOPA

Domani mercoledì 18 gennaio  moltissimi siti e blog si oscureranno per 24 ore, inclusi quelli di Wikipedia, Reddit e Boing Boing, come azione di protesta contro lo Stop Online Piracy Act (SOPA), disegno di legge "anti-pirateria" in discussione al Congresso statunitense, insieme al simile Protect Ip Act (PIPA).

L'iniziativa si sta diffondendo a macchia d'olio tra i netizen di ogni Paese e regione, per via dei prevedibili effetti a catena che le nuove norme potrebbero avere in tutto il mondo.

Le pressioni di migliaia di cyber-attivisti hanno già spinto i fondatori di Google, Twitter, Yahoo! ad esprimire nette riserve sui due testi, dichiarando in una lettera aperta che "concederebbero al governo Usa il potere di censurare internet con procedure simili a quelle usate da Cina, Malesia e Iran". Il CEO di Twitter, Dick Costolo, ha invece precisato che, pur opponendosi alle attuali formulazioni delle due proposte di legge, non bloccherà il noto servizio di micro-blogging, come andavano invece chiedendo parecchi utenti.

La mobilitazione va montando alla grande su internet, a partire da Twitter con l'hashtag SOPA (e in seconda battuta PIPA), mentre nelle ultime ore è giunta la notizia che il leader di maggioranza alla Camera, il repubblicano Eric Cantor, ha deciso di bloccare l'iter del SOPA, sembra per l'ampia opposizione e per il probabile veto presidenziale nel caso di approvazione. Tuttavia, come puntualizza lo scrittore-attivista Cory Doctorow, il testo potrebbe essere risuscitato in ogni momento e comunque l'analogo disegno di legge al Senato, il PIPA, rimane pur sempre in iin via di approvazione.

Entrambe le proposte "anti-pirateria" hanno il sostegno di Hollywood, dell'industria discografica e di gran parte dei colossi high-tech. Nei giorni scorsi la Casa Bianca si è esplicitamente fatta avanti cercando di placare entrambe le fazioni, ma specificando che non appoggerà l'attuale testo del SOPA. Motivo? A detta dell'amministrazione, "non sosterremo leggi che riducono la libertà di espressione, aumentano il rischio in materia di cyber-sicurezza o minano il dinamismo e l'innovazione di internet a livello mondiale".

Sul fronte opposto, ciò ha provocato l'immediata ira di Rupert Murdoch, per il quale "Obama si è alleato con i pirati della Silicon Valley" aggiungendo poi in un tweet: "Il leader della pirateria online è Google, che offre in streaming gratuito i film e intorno ad essi vende gli spazi pubblicitari. Non c'è da meravigliarsi se poi investe milioni per fare lobby".

Mentre la situazione legislativa rimane fluida, si scaldano le tastiere per la protesta globale di domani. Perchè a rischio è la stessa libertà d'espressione online -- come specifica Joi Ito, direttore del Media Lab del MIT e membro del Comitato Scientifico della Fondazione <ahref. Questione centrale, spiega Ito, è che le due prposte di legge mirano a minimizzare la diffusione di materiale protetto dal diritto d'autore colpendo quei siti che promuovono e consentono il file-sharing, come The Pirate Bay. Pur trattandosi di obiettivo encomiabile, imprenditori, studiosi e difensori della libertà d'espressione temono che le conseguenze di queste norme possano danneggiare irrimediabilmente l'architettura stessa della Rete.

Grandi aziende high-tech, quali Google, Facebook, Twitter e altre, si oppongono al SOPA e al PIPA perchè modificano sostanzialmente il sistema delle responsabilità dei provider in caso di infrazioni al copyright. Attualmente, in base al Digital Millenium Copyright Act del 1998, queste aziende sono comunque protette da ogni "reponsabilità oggettiva". Inoltre, le norme previste del SOPA consentirebbero di applicare queste restrizioni anche al di là dei confini internazionali, vietando agli utenti residenti in USA l'accesso a certi siti stranieri. Ciò porterebbe di fatto ad introdurre  dei "firewall" nella libera navigazione globale, oltre alla probabile replica di analoghe barriere in altri Paesi. Tutto ciò, conclude Joi Ito, pone rischi inaccetabili al 'free speech' e quindi richiede la pronta opposizione dei netizen. Come sta puntualmente avvenendo con lo "sciopero" di domani -- che riguarderà anche l'Internet italiana.

(di Bernardo Parrella)

17/01/2012 09:20

Il libro bianco dell’innovazione sociale

E' disponibile la traduzione italiana de "Il libro bianco dell’innovazione sociale. Come progettare, sviluppare e far crescere l'innovazione sociale " realizzato dal NESTA (National Endowment for Science Technology and the Arts).

Interazione, innovazione e collaborazione sono i principi base della Social Innovation, sapientemente riproposti e rielaborati all’interno del testo Il libro bianco dell’innovazione sociale compilato dal think thank del governo inglese NESTA (National Endowment for Science Technology and the Arts) che da anni ha il compito di stimolare la creatività dell’economia inglese, e che vede tra i suoi curatori Alex Giordano, uno dei massimi esperti italiani di Social Innovation, insieme ad Adam Arvidsson firma nota della sociologia globale contemporanea.

Con un chiaro approccio realistico, dimenticando le teorie e le formule da manuale, il testo vi propone nient’altro che un’attenta e cosciente osservazione dei meccanismi odierni, filtrando il tutto con un forte senso critico volto alla praticità delle soluzioni. Non si tratta dunque di rimpastare modelli passati e pochi affini alle attuali dinamiche socio- economiche, ma si tratta di una chiara esortazione all’impiego delle risorse di cui noi tutti siamo detentori: dalla sfida per la riduzione delle emissioni di Co2, alla lotta alla povertà fino alla salvaguardia per la salute delle persone.

La Social Innovation è qui definita dagli autori come un fenomeno che parte dal basso, dalla società moderna virata dalla spinta dirompente della nuova generazione, fatta di giovani caparbi ed entusiasti, pronti a mettersi in gioco. La Social Innovation dunque è un fenomeno irruente e spontaneo che non impone soluzioni astratte ma nuove e concrete possibilità per il miglioramento degli obiettivi mondiali.  Dopo il crollo dei vecchi dogmi sociali, divenuti ormai obsoleti, la società mondiale si è trovata a fare i conti con una repentina decadenza dell’intero apparato socio- economico. Per effetto domino,  ciò ha portato ad un consequenziale compromissione del lineare andamento del mercato, ad un incremento vertiginoso dei costi e infine alla necessità di reinventarsi.

La sfida che lancia la Social Innovation è quella di riprendersi gli spazi e di attribuirgli nuovi segmenti di esistenza, rielaborando i vecchi modelli.

Qual è il mix vincente della Social Innovation? Prima di tutto la definizione di un modello economico che si basa sulla combinazione di un nuovo tipo di economia che mescola sapientemente elementi passati con altri innovativi, caratterizzati da un forte uso di networks ramificati per sostenere e gestire le relazioni, aiutati da ogni forma possibile di comunicazione dei confini sfuocati tra produzione e consumo. Si tratta quindi di un forte impiego delle nuove tecnologie, sia dalla crescente enfasi che si suole dare alla dimensione umana.

Da qui si delinea l’immagine di un consumatore non più passivo alle varie forme di espressione di strategie di marketing, ma un attento utente pronto a partecipare attivamente ai processi di ideazione del prodotto. L’innovazione sociale non si propone di essere solo la nuova chiave di lettura dell’andamento economico, ma soprattutto la ridefinizione degli assetti sociali.  Un approccio fortemente basato su una stima meritevole, nuove regole per la formazione di organizzazioni e forte impiego di network, contemplando il sogno levyano.

Ed è proprio per questa forte poliedricità che è difficile andare ad intercettare un unico metodo all’interno di questa nuovo orizzonte: gli autori stessi sostengono che esistono centinaia di soluzioni per favorire l’innovazione che si concretizzano non solo con supposizioni e modi di fare, ma con effettive e concrete risoluzioni, talvolta legati alla propria cultura e altre volte rintracciabili negli immaginari collettivi altrui.

Catalogare un fenomeno così denso di sfumature sembra quasi un’impresa. Eppure i nostri autori hanno ben pensato di racchiudere le proprie osservazioni all’interno del testo ripartite in tre sezioni:
- Una prima parte chiamata “processo dell’innovazione”, nel quale vengono esposte le idee utili per lo sviluppo effettivo dell’innovazione;
- “Le istituzioni chiave” è il titolo della seconda parte in cui sono analizzati i ruoli delle organizzazioni che rendono possibile l’innovazione;
- L’ ultima parte riguarda invece un’analisi delle condizioni odierne che possano favorire o meno lo sviluppo dell’innovazione sociale.

Ed ora, non vi resta che scaricarvi il documento e di seguire le case history aggiornate sul blog Societing.org.


L'immagine in home page "Protesta del Climate Camp all’Heathrow Airport" di Gary Austin – Radical Images è tratta dal libro.

02/01/2012 15:50
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