Weblog <ahref
Work in progress – progetto Media Civici con il Sud
Il progetto Media Civici con il Sud è un'iniziativa promossa dalla <ahref e supportata dalla Fondazione Con il Sud che ha preso avvio nell'aprile 2012 e proseguirà fino alla primavera del 2013. L'obiettivo è formare in presenza e in seguito tutorare a distanza gruppi preesistenti di attiviste/i nei territori di Messina, Napoli e Bari, fornendo loro nuovi strumenti orientati al giornalismo partecipativo, nel caso di Messina e Bari, e legati al design dell'informazione, nel caso di Napoli.
I gruppi coinvolti e i percorsi formativi (di 24 ore complessive) erogati in settembre
A Napoli il gruppo affiancato da <ahref è composto da 10 persone, volontari dell'Associazione Quartieri Spagnoli (Onlus dedicata alla lotta contro l'abbandono scolastico che sostiene proposte innovative per il recupero dei percorsi formativi) e giornalisti di Napoli Monitor (bellissima rivista di cronaca, disegni e reportage che nel suo stile visivo, moderno e appassionato racconta già da sei anni le storie del quartiere e della città). <ahref ha proposto loro un corso dedicato all'approfondimento delle tecniche di design dell'informazione. A seguito di una parte introduttiva sui medi civici, le comunità on line, la produzione di informazione da parte dei cittadini e la condivisione in rete, si è passati a un modulo di analisi dei dati e alla network analysis nell'ambito dei social network e del web. L'ultima parte, più pratica, ha spinto i partecipanti a declinare quanto appreso in progetti di interfacce, strumenti e tecnologie utili nell'informazione online. Il gruppo, in collaborazione con i ricercatori della Fondazione <ahref, ha elaborato una proposta progettuale da sottoporre al bando Miur SMART CITIES AND COMMUNITIES AND SOCIAL INNOVATION che scade a inizio dicembre: incrociamo le dita!
A Messina e a Bari il corso di formazione è stato centrato sulla produzione di contenuti per il web. Gli incontri si sono tenuti sempre nel mese di settembre e hanno visto protagonisti rispettivamente i giovani giornalisti di RadioStreet Messina 103.3 fm, insieme ai volontari della Fondazione di Comunità di Messina, e i giornalisti/educatori/attivisti di Radio Kreattiva (web radio antimafia gestita da diversi anni dagli studenti delle scuole baresi e dalla redazione dell'Associazione Kreattiva, in prima linea per contrastare le mafie, sensibilizzare alla legalità e promuovere la partecipazione del quartiere alle attività culturali utilizzando forme di comunicazione creative e innovative. Radio Kreattiva è un progetto che prende il via nel 2005 in collaborazione con il Comune di Bari e dal 2011 partecipa al San Paolo Social Network). I seminari hanno focalizzato le possibilità offerte dal web nell'ambito dei contenuti giornalistici. Si è partiti da un'introduzione sui media civici, sulla produzione di informazione da parte dei cittadini e le piattaforme di narrazione multimediale, spiegando le potenzialità del giornalismo partecipativo e il suo costruttivo ruolo sociale. In seguito abbiamo approfondito le tecniche per la produzione di contenuti online grazie a mezzi leggeri di ripresa video e audio e a costruzioni narrative ad hoc. Infine abbiamo dedicato la parte finale del corso all'esercitazione pratica per la progettazione e la realizzazione di un progetto di intervista o di mini inchiesta. Questi i primi video prodotti:
"treenagers" (RadioStreetMessina)
Media Civici Con il Sud (San Paolo Social Network e Associazione Kreattiva)
Le testimonianze dirette
Lo scorso 29 settembre, nell'ambito di A Torino Con il Sud, un rappresentante per ciascuno dei tre gruppi è intervenuto all'incontro "Comunicare per cambiare: mappe percorsi ed esperienze". Le testimonianze di Riccardo, Stefania e Lucia sono disponibili sul canale youtube della Fondazione Con il Sud
Ad animare la discussione sono intervenuti Andrea Volterrani (Sociologo dei processi culturali e comunicativi, Università di Roma Tor Vergata), Gaia Peruzzi (Università degli Studi di Roma, Facoltà di scienze della Comunicazione), Luca De Biase (Fondazione <ahref) e Alberto Salza (scrittore/ricercatore freelance su tematiche antropologiche).
“Lavori in corso”
Su www.timu.it potete seguire e commentare le storie promosse dai ragazzi di Messina e di Bari:
- Molto piacere...sono San Paolo, Il Quartiere
To be continued...
Il percorso inaugurato lascia ben sperare perché i gruppi stanno cominciando a raccontarsi e a condividere le proprie esperienze: la pratica dei civic media sviluppati dalla Fondazione <ahref mira proprio facilitare ogni forma di comunicazione che rafforzi i legami sociali all'interno della Comunità o crei un forte senso di impegno civico tra i suoi abitanti!
Societing ed i tratti distintivi dell'Innovazione Sociale
Riprendiamo per gentile concessione dell'autore questa riflessione di Alex Giordano sui tratti distintivi dell'impresa sociale pubblicato sul blog: ideaTRE60.
Quali sono quelle caratteristiche proprie dell'innovazione sociale che la distinguono dall'innovazione che agisce negli altri settori?
La definizione che abbiamo dato nel precedente articolo poneva l'accento sul fatto che l'innovazione sociale presenta delle proprie caratteristiche distintive sia nei suoi risultati sia nelle sue relazioni, nelle nuove forme di cooperazione e collaborazione che essa produce. Da ciò risulta che i processi, le metriche, i modelli, i metodi usati per l'innovazione in campo commerciale o tecnologico, per esempio, non sono sempre direttamente applicabili all'economia sociale.
La misurazione del successo
Misurare il successo nell'economia sociale è particolarmente problematico. Nel mercato le semplici unità di misura sono le quote di mercato, o il profitto e così via. In campo sociale le misurazioni del successo possono essere contestate così quanto i mezzi impiegati per ottenerle. È un bene o un male ridurre drasticamente l'uso che facciamo dell'auto? È un bene o un male sostituire la cura professionale col volontariato? Le risposte a domande di questo tenore non sono mai immediate e sono esse stesse oggetto di indagine e di valutazione. Negli ultimi tempi c'è stato un grande fermento e grande innovazione attorno alla metrica usata: da strumenti per valutare l'impatto di particolari progetti o programmi fino a meta-analisi e valutazioni di processi di cambiamento sociale molto più vasti.
Ma ci piacerebbe discutere qui qualche vostro feeback su qualei parametri siano da mettere in campo per parlare di Misurazione dell’Impatto della Social Innovation. Attendiamo i vostri feedback ;)
Forme di organizzazione
Abbiamo mostrato che molte innovazioni prendono forma all'interno delle organizzazioni – agenzie pubbliche, imprese sociali, associazioni di beneficenza, aziende. Ma le opportunità più interessanti per i giovani imprenditori sociali credo siano volte a trovare un modo per sfuggire alle costrizioni delle organizzazioni per rendere la stessa innovazione aperta e sociale: diffondendo idee e abbracciando le risposte di chiunque, coinvolgendo users di ogni livello siano essi esperti, burocrati o professionisti, progettando piattaforme per radunare più facilmente squadre di lavoro o organizzazioni virtuali.
Voi futuri imprenditori sociali che tipo di forma organizzativa v’immaginate?
Siete consapevoli che le forme di organizzazione sono importanti per ogni tipo di innovazione, ma in particolare per quelle che sono di natura effettivamente sistemica? Questo richiede più che un nuovo servizio o modello: si crea infatti un cambiamento nelle relazioni di potere e un cambiamento nel modo di vedere e di pensare delle persone comuni. Siete in grado di sostenere questo cambiamento?
Coalizioni e network
Coalizioni e network si mostrano sempre di più come lo snodo per fare di un cambiamento un cambiamento di successo. Mentre nel business l'azienda è il fattore principale per l'innovazione, in campo sociale il rinnovamento necessita molto spesso un network più vasto, magari che unisca figure come commissari nel settore pubblico, fornitori delle pubbliche imprese, avvocati che operano nei movimenti sociali, imprenditori e così via. Questa è una delle ragioni per cui trasferire direttamente modelli di business al campo sociale è altamente fuorviante. Per esempio, intestardirsi nel privatizzare le idee, o di proteggerle con il copyright, conduce ad uno stallo dell'innovazione piuttosto che incoraggiarla. Ciò non significa che anche le strutture pubbliche possano essere ugualmente dannose se provano a rinchiudere un’idea nelle logiche professionali e di dipartimento.
Nessuno conosce cosa emergerà da tutti i tentativi che accompagnano la nascita di questa nuova economia. Ma siamo certi che questi processi, queste sperimentazioni, questi nuovi apprendimenti, attireranno ancor più l'interesse per come l'innovazione possa essere meglio supportata e coordinata al fine di velocizzare i processi di creazione di nuovi modelli e l'adozione di nuove e migliori soluzioni.
È il tempo per mettervi in gioco e sperimentare? Siete pronti? Avete qualche idea da condividere su questo fronte? Al contrario, sappiatelo, non ci sono alternative su cui cullarsi ;)
Metodi
L'innovazione non è solo una questione di fortuna, di scoperte fulminee o di alchimia, e nemmeno è cosa che appartiene esclusivamente alle menti più brillanti.Purtroppo oggi una certa pressione sul concetto di StartUP può far passare un modello errato dove sono solo i novelli Steve Jobs ad avere un futuro. Nulla di più sbagliato: L'innovazione può anche essere gestita, supportata e coltivata. E ogni persona, se lo vuole, può far parte di questo processo.
L'innovazione sociale rappresenta sia un campo relativamente aperto che un processo relativamente aperto. Certamente i governi che hanno a disposizione grandi budget e il potere di fare le leggi possono raggiungere più facilmente cambiamenti su vasta scala, ma anche le piccole comunità possono supportare cambiamenti importanti mettendo a sistema l’innovazione dal basso e valorizzando le reti di relazione tra i cittadini. Ma il cambiamento sociale non si svolge solamente dall'alto verso il basso, né tanto meno viceversa. È un processo che per essere impollinato richiede, infatti, un'alleanza tra il basso e l'alto e tra le api (gli individui creativi con idee ed energie) e gli alberi (le grandi istituzioni con il potere e i soldi per far sì che le cose accadano realmente).
Ultimamente il governo italiano sembra aver fatto un passo in avanti con il lavoro svolto dalla TaskForce sulle StartUp (scaricabile qui) ed il relativo decreto sviluppo (scaricabile da qui) .
Voi che ne pensate? Come api cosa possiamo fare? E , sopratutto, che spazio possono avere i non "novelli Steve Jobs"?
Ad Maiora
@mantralex
Vai al testo originale.
Memoria digitale e ricerca storica: esperienze e prospettive
La Storia è anche memoria. Ed oggi la memoria è, inequivocabilmente, digitale.
Ma qual è il rapporto che viene a crearsi tra le forme che la memoria sa assumere e le nuove tecnologie? Come si presenta la Storia ai tempi di Internet?
Per trovare risposte, o porre nuove domande, Trentino Italia Storie Pop, il progetto promosso dalla Fondazione Museo storico del Trentino e sostenuto dalla Fondazione CARITRO, presenta “Memoria digitale e ricerca storica: esperienze e prospettive” una tavola rotonda che si propone quale momento di spunto e dialogo, per comprendere il ruolo assunto nel tempo dalle tecnologie digitali, e di come esse siano divenute lo strumento fondamentale per chi si occupa di studi storici. E se il fine dell’intero progetto è quello di pensare alla Storia in modo pop(olare), ecco un’occasione per rendere familiare anche al grande pubblico il ruolo di questi nuovi strumenti, necessari tanto a conservare quanto a costruire una memoria comunitaria, a disposizione anche della collettività.
A moderare l’incontro sarà Maurizio Teli, sociologo e ricercatore presso la Fondazione <ahref, che porterà il suo sguardo al ruolo della memoria digitale nella costruzione della convivenza sociale. A dialogare sul tema sono stati invitati Giulio De Petra, promotore e fautore di Sardegna Digital Library, il progetto digitale della Regione Autonoma della Sardegna, nonché l'archivio digitale e multimediale più importante, a livello nazionale, che raccoglie materiali destinati a legare cultura e territorio, Serge Noiret, storico affermato, già coordinatore del WWW Virtual Library History Central Catalogue, che da tempo si dedica alla relazione tra tecnologie digitali e ricerca storica, e Michael Rech, Presidente della Magnifica Comunità degli Altipiani cimbri, con un intervento su memoria digitale e località.
L’appuntamento è per giovedì 15 novembre alle 14.30 presso lo spazio di History lab della Fondazione Museo storico del Trentino in via Tommaso Gar, a Trento.
Per tutte le informazioni riguardanti il progetto Trentino Italia Storie Pop si rimanda al sito www.tritastorie.it oppure al sito della Fondazione Museo storico del Trentino www.museostorico.tn.it
Emanuela Macrì
Principi generali di Internet
Il contributo di fondazione <ahref al documento presentato dal Governo Italiano all'Internet Governance Forum di Baku.
Lunedi 29 ottobre dalle ore 16 alle ore 18 presso la sede di Fondazione <ahref a Trento, Vicolo Dallapiccola 12 si è svolto un incontro aperto a tutti gli interessati per contribuire alla consultazione pubblica aperta dal Ministero Istruzione Università Ricerca sui principi fondamentali di Internet: dagli elementi di criticità dell'attuale normativa alle possibili soluzioni e proposte.
I risultati della discussione hanno permesso di tracciare delle segnalazioni che Fondazione <ahref ha consegnato al MIUR nell'ambito della consultazione citata al fine di definire e preparare la posizione italiana in vista del settimo incontro dell’Internet Governance Forum, che si tiene a Baku, Azerbaijan, dal 6 al 9 novembre 2012 (IGF 2012).
All'incontro hanno partecipato una dozzina di persone moderate dal prof. Vincenzo D'Andrea (UNITN). Ha partecipato inoltre Stefania Milan, che fa parte del nucleo di consulenti che affianca direttamente il Ministro della Pubblica Istruzione Francesco Profumo sui temi legati più in generale all'agenda digitale.
Di seguito proponiamo una breve sintesi della discussione. Il testo è stato elaborato da Vincenzo D'Andrea e riporta sia le posizioni comuni emerse durante il dibattito sia le pozizioni di maggiore rilievo tra quelle espresse individualmente dai partecipanti.
Un punto importante, condiviso, su cui si basa la consultazione è la necessità di partire dalle pratiche dei cittadini che sono quindi gli esperti del proprio fare. Anche nell'incontro promosso da <ahref si è cercato di assumere questa prospettiva, di chiedersi in altre parole quali fossero gli aspetti del documento più legati alle personali attività consuete dei partecipanti nella/con/per la rete.
La sintesi è suddivisa in sei parti (preambolo e sezioni dalla A alla E) che ripercorrono le struttura del documento proposto dal Ministero. Per poter consultare le proposte elaborate basta accedere al sito della consultazione pubblica sui "Principi Generali di Internet" e selezionare in basso a sinistra il tag Fondazione <ahref.
Preambolo
Un punto di interesse forte che è emerso in vari forme nella discussione è quello dell'eliminazione delle “barriere” in tutte le loro forme. Si tratta di un tema trasversale all'attuale versione del documento. Abbiamo infatti discusso di barriere tecnologiche, di accesso (e quindi infrastruttura, disponibilità economica, competenze), di difficoltà nella condivisione dei contenuti, neutralità. Suggeriamo di evidenziare questo tema nella parte introduttiva del documento.
Sezione A (Principi generali)
Internet bene comune
Il diritto di accesso merita di essere evidenziato tra i principi generali, aggiungendo una frase rafforzativa in questo paragrafo: “Senza diritto di accesso in buona salute è velleitario parlare di open government, smart city e open data, ma anche di un giornalismo trasparente e attendibile.“
Neutralità della rete e architettura aperta
Si sottolinea la necessità di dare rilevanza al fatto che i rischi maggiori da questo punto vista riguardano le connessioni da mobile.
Punto da aggiungere
Tra i "Principi generali", se ne potrebbe aggiungere uno che, ricollegandosi al tema delle barriere, cerca di definire in modo più ampio possibile il campo di applicazione di tali principi. Testo da aggiungere: “I principi qui esposti si estendono a tutti quei fenomeni che grazie ad Internet hanno luogo. In particolare il Web e le piattaforme che vi regolano l'accesso alle informazioni, devono avere le stesse caratteristiche di trasparenza, neutralità, sicurezza, riservatezza e assenza di censura richieste all'infrastruttura che li ospita.”
Sezione B (Cittadinanza in Rete)
Accesso all'infrastruttura indipendentemente dal luogo di residenza
Il primo punti emerso al riguardo è la necessità di menzionare in modo esplicito l'importanza di garantire l'accesso non solo in aree urbane.
Il secondo punto che è emerso è l'idea di garantire anche aree "libere da Internet" (sia in senso geografico che dal punto di vista delle attività della vita). Una sorta di barriera protettiva, per evitare che la pervasività della rete venga percepita come un strumento di oppressione (in particolare nel rapporto tra vita privata e professionale). Collegato a questo tema è anche la necessità di garantire il diritto a non aver internet, ovvero non definire attività o servizi indispensabili (in particolare per quanto riguarda il settore della pubblica amministrazione) in cui sia obbligatorio usare la rete.
Accesso e riutilizzo dei dati del settore pubblico
E' stato evidenziata la mancanza di un riferimento all'apertura dei dati come incentivo alla crescita. Inoltre andrebbe sottolineato che i dati sono già dei cittadini perché riguardano la cosa pubblica.
Auto-organizzazione e autonomia degli individui in rete
E' fondamentale dare rilievo al ruolo attivo dei cittadini in rete.
Per prima cosa nel titolo è preferibile il termine "persone" invece di “individui”. La seconda sottolineatura "dal basso" non sembra necessaria (ripetizione).
Un punto importante è quello dell'anonimato che ci sembra fondamentale poter garantire dove necessario per la protezione delle persone. Quindi, dopo "di partecipazione democratica" aggiungere "anche attraverso contributi da parte di anonimi".
Prima di "Internet costituisce..." aggiungere: "in particolare con riferimento alla produzione di informazione civica, è cruciale un ruolo attivo nella verifica sociale e collaborativa delle notizie, condividendo i saperi esperti diffusi nella cittadinanza"
Sezione C (Consumatori e utenti della rete)
Suggeriamo una revisione del titolo. Dato che nei punti successivi non si tratta il tema dei consumatori, il titolo dovrebbe omettere tale termine.
Accesso, archiviazione e cancellazione dei dati personali
A proposito di questo tema, nella discussione si è sottolineato che le implicazioni e gli effetti della pubblicazione di materiale in rete sono ancora argomento di ricerca, sia per quanto riguarda gli aspetti temporali, sia per ciò che si potrebbe ricostruire tramite la combinazione di fonti informative diverse, sia per quanto riguarda i limiti del diritto di privacy. In generale è impossibile conoscere le conseguenze di ciò che viene messo online.
Un tema trattato è quello in particolare del diritto all'oblio e della possibilità di cancellare i propri dati. Questo tema genera preoccupazione e può limitare anche le forme di partecipazione alla vita sociale in rete e modificare le interazioni offline. Inoltre questo diritto dovrebbe essere messo in relazione al diritto di cronaca da tutelare.
Infine, si è sottolineato che la reputazione online dovrebbe essere tutelata anche dopo il termine della vita delle persone interessate.
Sezione D (Produzione e circolazione dei contenuti in rete)
Condivisione dei contenuti e della conoscenza
Una richiesta di chiarimento sulla interpretazione della frase "La tutela dei diritti dei creatori di contenuti è coerente con il diritto degli utenti di essere parte attiva ai flussi di conoscenza culturale e scientifica". Non dà l'idea di enunciare un principio.
Punto da aggiungere (Accesso alle informazioni)
Nella discussione è emersa la necessità di tutelare in modo ampio l'accesso alle informazioni, per contemplare non solo il punto di vista di chi produce e condivide informazioni, ma anche di chi quelle informazioni le cerca. Il testo suggerito per questo punto è: "I fornitori di servizi online, piattaforme e contenuti non proibiscono agli utenti di usare Internet per l'approfondimento condiviso e la creazione di contenuti, né limitano arbitrariamente l'accesso alle informazioni prodotte."
Sezione E (Sicurezza in rete)
Protezione dei soggetti deboli
Competenze digitali:
Non convince la presenza di questo tema nella sezione sulla sicurezza. Sarebbe opportuno invece rivedere il testo del punto sulle Competenze Digitali (Sezione C) ampliando il tema dell'assenza di discriminazione. L'enfasi andrebbe anche verso il favorire l'acquisizione di competenze in particolar modo a chi ne ha bisogno."
Segui i lavori di IFG 2012 su Facebook.
Diritti e obblighi degli utenti: il caso di huffingtonpost.it
Fondazione <ahref si propone di valutare il panorama dei diritti e degli obblighi degli internauti che si iscrivano ad alcuni civic e social networks. Quella che segue è dunque la prima di una serie di analisi, che saranno pubblicate nei prossimi mesi, sui termini di servizio di diverse piattaforme Internet. L'obiettivo è quello di paragonarne le condizioni di utilizzo in relazione ad alcune tematiche principali allo scopo di sviluppare, al termine, un'apposita infografica che possa dar conto in maniera semplice ed immediata, soprattutto ai non addetti ai lavori, dei risultati di tale comparazione.
Arriva anche in Italia, in collaborazione con il Gruppo Espresso e diretto da Lucia Annunziata, l'Huffington Post, apprezzato ibrido tra testata giornalistica e aggregatore di blog statunitense, fondato nel 2005 e diventato in breve tempo uno dei siti più seguiti al mondo, che si presenta anche in Italia come una sorta di “meticcio” (così lo definisce la stessa Annunziata) tra giornalismo 2.0 e la voce dei blogger e più generale quella della Rete.
L'HuffPo nella versione italiana è una piattaforma con una propria redazione interna composta da 15 giornalisti che aggrega gli scritti di quasi duecento blogger di differente posizione politica, professione, estrazione (molti dei quali esponenti del mondo della politica, della finanza, della cultura) oltre a tweet, post, like e commenti vari degli stessi lettori, che per poter accedere a tali funzionalità devono (com'è richiesto ormai da pressoché tutte le testate online) creare un proprio account accettando sia la normativa sulla privacy sia i termini e le condizioni d'uso, veri e propri spauracchi di qualunque utente medio che inevitabilmente si chiede perché tali clausole sembrino sempre scritte da un prolisso sadico giurista intento a renderne impossibile la comprensione pressoché a chiunque non svolga la medesima professione e non abbia qualche ora del suo tempo da perdere per leggerle integralmente.
Nonostante non vengano quasi mai letti, i termini di servizio e la normativa sulla privacy sono estremamente importanti: non solo disciplinano diritti ed obblighi degli utenti, toccando aspetti alquanto delicati, ma rappresentano anche un'importante strumento di tutela e di esenzione da responsabilità della stessa piattaforma, che sulla base di essi talvolta può persino essere condannata. Basti pensare alla sentenza del 2010 del Tribunale di Milano che ha condannato tre dirigenti di Google per violazione delle norme sulla privacy, in relazione ad un filmato che riprendeva un minore disabile vessato dai compagni in una scuola di Torino, filmato che era stato pubblicato nel 2006 proprio sul servizio Google Video.
L'argomento dei termini di servizio è dunque centrale, e da un certo punto di vista può persino essere considerato come una sorta di biglietto da visita di una piattaforma online, una cartina tornasole che evidenzia non solo come essa si presenti al pubblico degli internauti, ma anche in quale considerazione tenga i propri utenti, riconoscendo o negando loro determinate prerogative ed opzioni sulle loro future attività. Da questo punto di vista, la disciplina dell'HuffPo italiano lascia da molti punti di vista a desiderare; analizzeremo per ragioni di sintesi solo alcune tematiche preminenti, premesso che ogni valutazione nasce in parte anche dal confronto con altre piattaforme equiparabili.
Per poter effettuare la registrazione vengono richiesti un nome utente, un indirizzo e-mail, una password ed una spunta che vale come lettura ed accettazione sia della normativa sulla privacy, sia dei termini e delle condizioni di servizio. Cominciamo allora dalla traboccante normativa sulla privacy che, pur non menzionando espressamente il D.Lgs. 196/2003, ne recepisce perlomeno le previsioni inderogabili.
Iniziando la nostra analisi, va innanzitutto va segnalato che due sono i contitolari nel trattamento dei dati personali: oltre alla s.r.l. HuffingtonPost Italy anche America Online Inc., il più grande Internet service provider del mondo, che ha acquistato l'HuffPo nel 2011, al quale i dati personali degli utenti vengono trasferiti negli States, ove vengono altresì trattati.
Veniamo dunque alla congerie di dati degli utenti registrati che possono in maniera più o meno automatica essere raccolti dall'Huffington: si va dal numero di cellulare alle informazioni pubblicate tramite la partecipazione alle discussioni della community, dalle pagine web visitate prima e dopo aver raggiunto il Sito dell'HuffPo agli annunci pubblicitari visualizzati, dalla velocità di connessione ai software installati sul computer degli utenti. Inoltre, tramite fonti e piattaforme di terzi (come social network, aziende di marketing e pubblicità contestuali) l'Huffington Post può accedere ad ulteriori informazioni dell'utente, come il suo username nei network sociali, dati demografici quali l'età, il sesso, gli interessi, i dati di visualizzazione e le varie iterazioni con gli annunci pubblicitari. Non solo: l'HuffPo si riserva la facoltà di combinare le sue informazioni con quelle ottenute da fonti terze, venendo così a creare un profilo assai dettagliato dei propri utenti; dichiara infatti espressamente di aggregare ed analizzare i dati che vengono raccolti.
Si potrebbe a questo punto obiettare che in realtà anche i social network più diffusi possiedono come minimo altrettanti nostri dati personali, ma la differenza sta nel fatto che ad essi siamo noi stessi volontariamente a conferirli, mentre l'Huffington si procura di default tutti i dati possibili dei suoi utenti. La finalità primaria dichiarata per la quale questi dati vengono raccolti è quella di fornire all'utente degli annunci pubblicitari contestualizzati, cioè avvisi promozionali mirati in quanto corrispondenti al nostro profilo e dunque presumibilmente di nostro interesse. In sostanza, l'HuffPo si riserva la facoltà di installare sul computer dell'utente cookies ed altre tecnologie analoghe per scopi di pubblicità comportamentale, di monitoraggio nonché per misurare l'efficacia delle sue inserzioni; con una procedura piuttosto macchinosa, che comporta l'esercizio dell'opzione su siti terzi, l'utente potrà negare il proprio consenso. Inoltre, il sito potrà fornire informazioni sugli utenti ad altre aziende, applicazioni o persone per sviluppare contenuti, servizi e annunci pubblicitari, per marketing, per elaborazione di dati e per distribuzione di comunicazioni via mail o sms. Dunque la facoltà di utilizzo dei dati dell'utente è estremamente dilatata, tale da presentarsi in Italia praticamente come un unicum nel settore delle testate online.
Nella profilatura delle attività generali dell'utente, l'Huffington terrà altresì traccia della partecipazione dell'utente alle discussioni della community, così come della percentuale dei suoi commenti segnalati che vengano poi cancellati. Laddove l'accesso al Sito avvenga tramite terze parti, come ad esempio facebook o twitter, l'Huffington Post potrà condividere con tali parti le informazioni che riguardano l'utente, per ricavarne da essi altrettante (come la foto del profilo, o dettagli sulla propria rete di amici), utilizzando dunque i contatti privati dell'iscritto per creare o suggerire in maniera automatica relazioni o per compilare elenchi di amici potenziali.
Dal momento che gli uffici del Sito si trovano in Italia, si ricava che la normativa applicabile è quella italiana, comprendente dunque il D.Lgs. 196/2003 e ss.mm.ii., del quale vengono infatti recepiti gli aspetti fondamentali nell'art. 7 dell'informativa, che contempla i diritti dell'utente.
Possiamo da quanto detto evincere che la disciplina della privacy dell'HuffPo risulta estremamente invasiva rispetto ad altre piattaforme paragonabili, sia per la quantità di dati degli utenti raccolti, sia per i vari utilizzi che si riserva di effettuarne. Viene recepita la normativa italiana nei suoi aspetti inderogabili, dunque viene formalmente rispettato il c.d. Codice della Privacy italiano, ma si richiede e si utilizza, per scopi preminentemente pubblicitari, una notevole quantità di dati personali dell'utente, dati che vengono poi intrecciati ed impiegati in varia guisa. L'utente può opporsi a buona parte di tali utilizzi, ma le modalità pratiche per far valere l'opposizione risultano assai frammentarie e devono essere esercitate anche su siti terzi in maniera decisamente complicata.
E' poi da verificarsi come questo complesso apparato di clausole sulla privacy sia in grado di aderire adeguatamente alle previsioni della c.d. E-Privacy Directive (2002/58/CE), modificata recentemente dalla direttiva 2009/136/CE, alle quali il legislatore ha dato attuazione con due provvedimenti alla fine di maggio 2012 (D.Lgs. 69 e D.Lgs. 70). Tali direttive, in particolar modo la seconda, mirano proprio ad affermare il principio del preventivo consenso dell'interessato alla propria tracciabilità e profilazione delle scelte di navigazione da parte dei siti tramite l'utilizzo di “cookies”, affermando il principio dell'opt-in, in base al quale i siti web devono assicurarsi il permesso dell'utente prima di raccogliere e memorizzare informazioni, utilizzando configurazioni di programmi informatici che siano di facile e chiara utilizzabilità.
Proseguiamo ora con i termini e le condizioni di utilizzo, che vengono bonariamente definiti “accordo con l'utente” anche se, ovviamente, più che di accordo si tratta unicamente di una complessa previsione unilaterale che potrà solo essere accettata dall'aspirante utente. Viene innanzitutto ribadito che il Sito è gestito oltre che dalla HuffingtonPost Italy srl. anche dalla AOL Inc., e dai termini sarà in seguito possibile recedere solo tramite comunicazione scritta inviata via raccomandata; laddove l'account venga di conseguenza disabilitato, non saranno però rimosse o modificate le precedenti attività pubbliche dell'utente. E' comunque possibile anche semplicemente chiudere il proprio account, senza particolari formalità, tramite le impostazioni della propria pagina personale.
L'HuffPo si riserva nei confronti dell'iscritto una discrezionalità amplissima, cioè il diritto d'impedirgli l'accesso al Sito a proprio piacimento e per qualsiasi ragione, laddove questo sia ritenuto nell'interesse dell'azienda o degli altri utenti. E' evidente che in questo caso siamo ai limiti del puro arbitrio, dal momento che non vengono richiamate violazioni di norme di legge o di semplice netiquette, ma si difetta di una qualsiasi predeterminazione perlomeno esemplificativa. Non è tutto, poiché l'utente viene altresì spogliato di qualsiasi diritto sui suoi contenuti che invii o condivida sull'Huffington. Mentre la maggior parte dei siti riconosce all'utente almeno il privilegio dell'autorialità sui propri contenuti (cioè il diritto ad esserne sempre riconosciuto creatore) ed in alcuni casi anche importanti diritti economici derivanti dall'eventuale sfruttamento del materiale, l'Huffington si riserva ogni diritto su scritti, video, fotografie, audio o altro contenuto che gli iscritti postino sul Sito, potendoli distribuire ed utilizzare liberamente per finalità promozionali e di marketing, cioè commerciali. In pratica, viene esplicitamente affermato che l'utente non detiene alcun diritto sui suoi contenuti inviati al Sito: quest'ultimo potrà pubblicarli, modificarli ed utilizzarli senza limiti di tempo, oltre che distribuirli e venderli su altri media. Ogni contenuto, una volta immesso sul Sito, viene immediatamente coperto dal copyright dell'HuffPo e né l'utente iscritto né terzi potranno utilizzarlo in alcun modo, pena violazione del diritto d'autore (salva solamente la possibilità di stamparne una copia per occasionale interesse personale).
Giungiamo ora al controllo sulle attività degli utenti, in relazione al quale abbiamo rilevato una lieve incongruenza: mentre in un primo momento nei termini di servizio si specifica che l'Huffington Post non si assume (come da prassi ormai consolidata) alcun impegno a monitorare il Sito per individuare eventuali contenuti inappropriati od illegali, in seguito nelle faq viene invece istituito un complesso sistema di moderazione e vigilanza ripartito tra segnalazioni di utenti e staff interno di moderatori. Di fatto il Sito si assume una responsabilità editoriale sui contenuti che ospita dal momento che, oltre ad effettuare i controlli indicati, si riserva altresì la facoltà di eliminare post e materiali degli utenti in qualsiasi momento ed a sua insindacabile discrezione.
Terminiamo questo lungo approfondimento con le c.d. faq (cioè le domande frequenti) che vengono incluse nei termini di servizio costituendone parte integrante; di queste va segnalata innanzitutto la netiquette, ovverosia i principi che regolano community e commenti. Come accennato poc'anzi è prevista, al fine di assicurare un luogo civile e piacevole, un'articolata struttura di controllo onde evitare ingiurie, attacchi o insulti che possono essere rimossi e potranno anche causare ammonizione ed esclusione dalla community di coloro che ne siano autori. Il team di moderatori verifica i commenti prima della pubblicazione sul Sito, ed essi vengono resi visibili agli utenti solo una volta approvati. La community degli iscritti gioca un ruolo importante, visto che è possibile segnalare i commenti altrui affinché vengano controllati dai moderatori; agli utenti che segnalino in maniera costante ed affidabile i commenti poi rimossi potranno essere concessi strumenti per nascondere direttamente commenti maliziosi o provocatori, aspri o cattivi, maleducati o fuori tema, ostili o scadenti. Si deduce insomma che qui, forse più che in altri luoghi di confronto online, bisogna prestare molta attenzione al tono dei propri commenti.
E' anche prevista un'interessante forma di collaborazione tra l'Huffington Post e facebook, che mette in relazione gli utenti dell'Huffington con i loro amici su facebook e con le notizie che leggono o le storie che commentano: è il c.d. HuffPost Social News. In questo modo, l'attività di ogni utente sull'Huffington diventerà visibile a tutta la sua rete di amicizie nelle c.d. Social News, intersecandosi così notizie, opinioni e social networking. Ovviamente anche tutte queste iterazioni tra utenti, cerchie di amici, statistiche, attività recenti, cronologie ed informazioni varie sono una rilevantissima massa di dati degli iscritti che verranno poi liberamente utilizzati ed incrociati dall'Huffington per le molteplici finalità evidenziate in sede di analisi della privacy policy.
Infine, un'iniziativa simpatica ed al contempo astuta: allo scopo di aumentare il numero di utenti e le loro attività complessive, vengono previsti dei distintivi dei quali potranno fregiarsi gli utenti migliori, cioè quelli che collegheranno il loro account HuffPost con l'account facebook e twitter, andando ad incrementare le connessioni con amici e follower, commentando e condividendo sui vari social network le notizie dell'HuffPo, viralizzandole insomma. Chiaramente esistono diversi livelli di distintivi e per poter salire di grado è necessario collezionare sempre più condivisioni, fan e amici. Dunque un'idea scaltra per dare visibilità al Sito, che ripaga l'utente particolarmente attivo con delle piacevoli mostrine. Purtroppo, è prevista anche la possibilità di scendere di livello se si perdono troppi amici o follower, dunque l'utente che voglia far durare nel tempo la propria sudata coccarda non può mai riposarsi sugli allori. Sempre allo scopo di usufruire il più possibile degli utenti appassionati, è prevista anche la possibilità di diventare moderatori per coloro che vantino una buona percentuale di segnalazioni corrette sui commenti che vengono poi censurati. Anche in questo caso, il riconoscimento non è mai duraturo: come viene testualmente affermato “dovrà darsi da fare con le segnalazioni per diventare uno degli utenti di cui abbiamo maggior fiducia”. L'utente è insomma avvisato: per rimanere moderatore la sua solerzia non deve subire cedimenti.
In conclusione, possiamo affermare che la disciplina generale dell'Huffington Post controlla pressoché totalmente l'esperienza dell'utente sul Sito, appropriandosi di numerosissimi dati personali, incrociandoli ed elaborandoli per finalità prevalentemente pubblicitarie (dunque di profitto), attribuendosi altresì ogni diritto su qualsiasi tipologia di contenuto postato dagli iscritti (qualunque ne sia la qualità ed eventualmente il valore economico), concedendosi inoltre totale discrezionalità nell'impedire l'accesso al sito per qualsiasi ragione, indipendentemente dalla previa commissione di illeciti o da violazioni della netiquette. Preventivo controllo su ogni commento da parte dei moderatori ed in generale su tutte le attività degli utenti nonché attraenti iniziative per trarre vantaggio dall'impegno e dalle reti sociali degli utenti più laboriosi completano un quadro che, tra luci ed ombre, onestamente non ci sembra con chiarezza veder prevalere le prime.
Emiliano Barbagallo – ricercatore <ahref
Inconscio digitale e psicoterapia online
di Chiara Broccatelli e Stefano De Paoli
Nel mese di agosto 2012 Fondazione <ahref ha condotto una breve indagine preliminare attorno al tema della psicoterapia online, per conto dell’associazione Umanamente. L’obiettivo di questa breve indagine è stato quello di iniziare ad esplorare il tema partendo da ciò che è presente nel World Wide Web e realizzare così una prima mappatura dei siti Web e dei principali portali dedicati alla psicoterapia online che si possono trovare navigando in Internet. Si tratta, per la stessa natura dell’indagine, di un lavoro solamente preliminare, che potrà eventualmente essere seguito da ricerche più sostanziali. In questo post riportiamo alcune delle cose che abbiamo osservato nel corso dell’indagine.
Quali e quanti sono i siti Web, i blog e i forum che trattano il tema della psicoterapia online? E come sono collegati tra loro? Il tema della psicoterapia online può essere associato ad un “arcipelago ancora in gran parte inesplorato ma costituito da varie psico-isole”? (https://timu.civiclinks.it/it/m/inquiry/la-relazione-online-condivisione-ascolto-e-cura/). Queste le domande di partenza.
Il lavoro è iniziato con l’individuazione dei siti e dei portali legati alla psicoterapia online attraverso la ricerca sul Web effettuata mediante il motore di ricerca di Google utilizzando alcune delle seguenti parole chiave Psychotherapy on-line, Psychotherapy web, Psychotherapy internet, Avatar Therapy, Counseling … Sulla base di questa ricerca con Google è stata costruita una lista di 53 siti Web che restituiscono solo parzialmente la conoscenza dello scenario sul tema presente in rete. In nessuna misura, è bene sottolineare, questa lista corrisponde ad un campione rappresentativo dei portali dedicati alla psicoterapia online.
In seguito sono state condotte alcune analisi preliminari, volte soprattutto ad evidenziare possibili dinamiche di rete. Per ricostruire il network dei collegamenti tra i siti, comprendere il livello di diffusione del dibattito online sulla psicoterapia, individuare le caratteristiche strutturali della rete e precisare la presenza o meno di sinergie tra sottogruppi abbiamo utilizzato il metodo di ricerca sociale che va sotto il nome di Hyperlink Network Analysis1.In particolare è stato ripreso Issue Crawler (www.issuecrawler.net), un web crawler elaborato da Richard Rogers e dalla Digital Method Initiative (http://www.govcom.org) in grado di registrare i collegamenti tra Webpages. Questo crawler ci ha permesso di analizzare i collegamenti in comune tra i 53 siti di partenza da noi individuati.
La figura 1 sintetizza la diversa provenienza geografica dei 53 siti selezionati. Circa la metà degli indirizzi Web si riferisce al dibattito che è presente negli Stati Uniti, segno, probabilmente, di una maggiore sensibilità nei confronti della tematica da parte degli psicoterapeuti americani. Il 22% dei siti fa riferimento, invece, al contesto italiano ed è indicativo presumibilmente del fatto che anche in Italia vi è una certa vivacità del dibattito che si interroga sui benefici o meno della psicoterapia online. La Gran Bretagna si posiziona, invece, al terzo posto con meno del 10% di rilevanza. Ciò può essere una conseguenza dovuta alla mancanza in questo Paese di un dibattito altrettanto vivo come in America e in Italia. Le percentuali degli altri Stati risultano essere, invece, meno rilevanti rispetto la composizione dello scenario dei servizi di psicoterapia online.
Figura 1. Divisione percentuale degli indirizzi Web selezionati in base al paese di provenienza
Fonte: elaborazione Fondazione <ahref
La figura 2 riporta la distinzione dei 5
3 siti catalogati in relazione ai servizi da loro offerti. La maggior parte degli URLs, circa il 35%, attua un servizio di telefonia mediante il supporto di Skype e realizza così interventi terapeutici di psicoterapia online. In generale, i siti che offrono questa tipologia di servizi presentano una sezione dedicata alla spiegazione delle modalità di pagamento: talvolta il pagamento è calcolato sulla base dei minuti di sessione offerti, in altri casi invece, le sedute Skype sono standardizzate nei tempi e nei costi. La diffusione di servizi di Online-Chat therapy ed E-mail therapy è abbastanza equamente distribuita, con una leggera predominanza delle sessioni di Online-Chat therapy (26%). Le consulenze private effettuate dagli psicologi attraverso la posta elettronica raggiungono una percentuale del 21%. In questo modo è possibile fornire un supporto emotivo e psicologico al paziente abbattendo i costi degli spostamenti e lo stress legato alle sedute faccia a faccia.
La percentuale dei siti che utilizzano i blog ed i forum per fornire servizi di consulenze di psicoterapia raggiungono in totale poco più del 10%. Questo risultato può essere dovuto al fatto che i forum e i blog non prevedono un rapporto privilegiato tra dottore e paziente all’interno di una sfera privata. Tuttavia, i blog e i forum di discussione online restano pur sempre validi strumenti capaci di garantire talvolta un primissimo intervento terapeutico, oppure di incentivare la presa di coscienza del problemada parte degli utenti con disagio.
Relativamente al panorama dei servizi offerti attraverso Internet, la figura 2 rivela, inoltre, la presenza dell’Avatar therapy che corrisponde all’8% del totale. Con "Avatar" si intende un’immagine che solitamente riprende i tratti umani dell’utente e che lo rappresenta all’interno di sessioni di gruppo, giochi online, discussioni etc., all’interno di precise comunità presenti nelle piattaforme online di Internet. Secondo alcune interpretazioni l’Avatar therapy garantisce l’anonimato dei pazienti accanto ad un intervento medico di risoluzione dei problemi degli utenti. In questo modo, anche coloro che non riuscirebbero fisicamente a rivolgersi allo psicoterapista sono più incentivati nel farlo.
Figura 2. Percentuale dei servizi offerti
Fonte: elaborazione Fondazione <ahref
Qui di seguito riportiamo le visualizzazioni di alcune dinamiche di rete che abbiamo osservato, con l’aggiunta di alcuni commenti.
Alcune visualizzazioni e i principali risultati dell’indagine.
Figura 3. La rete generale dei collegamenti tra i siti Web che affrontano il tema della psicoterapia online
Fonte: elaborazione Fondazione <ahref
La visualizzazione mostra come il discorso sulla psicoterapia online sembra essere piuttosto frammentato: risente delle differenze geografiche e della presenza di sottogruppi di discussione che identificano le diverse nicchie tematiche sull’argomento. La distinzione relativamente all’estensione dei domini (.com in giallo, .org in blu) chiarisce ulteriormente la presenza dei vari livelli di scambio presenti tra le Webpages. Ciò può significare che la discussione inerente le questioni di psicologia e psicoterapia non sono trattate in modo univoco, ma assumono delle sfumature differenti. Il sottogruppo (o cluster) più collegato sembra essere quello legato al dibattito americano che avviene tra gli psicoterapisti che offrono consulenze e servizi di psicoterapia online e la più vasta comunità degli psicologi. Anche la centralità dei blog e dei forum in questa rete avvalora la tesi della presenza di una vivace discussione legata a queste tematiche nel Web.
Questo cluster rivela, inoltre, la diffusione dell’Avatar therapy, ovvero l’incontro con fini terapeutici tra Avatar - dottore ed Avatar - paziente nel contesto di uno studio professionale virtuale all’interno della piattaforma di Second Life. E’ presente infatti, un collegamento diretto alla piattaforma di secondlife.com, probabile segno di un’avviata pratica di questa forma di terapia che contraddistingue la psicoterapia americana.
Infine, la presenza degli indirizzi Web con estensione .gov (in verde) ribadisce la valenza istituzionale che contraddistingue il dibattito sulla psicoterapia online, segno non solo dell’importanza che questo tipo di interventi ha dimostrato, ma identificativo anche del livello di fiducia di cui gode la disciplina della psicoterapia in generale.
Figura 4. Il sottogruppo della rete generale più densamente interconnesso
Il contesto italiano sembra essere, invece, meno caratterizzato da una forte discussione sull’argomento. La questione è probabilmente ristretta a poche nicchie di discussione ed è assente ancora un collegamento forte con il dibattito internazionale. Nel Web, i professionisti del settore che hanno maggiore visibilità sono quelli che operano nel Centro-Sud Italia. Inoltre questa sottorete si arricchisce anche di siti di case editrici e risorse bibliografiche sul tema.
Figura 5. Il sottogruppo della rete generale che si riferisce ai siti italiani (.it)
Fonte: elaborazione Fondazione <ahref
Il network è caratterizzato anche dalla presenza di nodi isolati, ovvero di siti Web che non possiedono collegamenti in comune con altri siti Internet all’interno di questa discussione.
Figura 6. I nodi isolati presenti nella rete
Fonte: elaborazione Fondazione <ahref
In conclusione, questi brevi risultati potrebbero suggerire che la controversia sulla psicoterapia online assume caratteristiche diverse: più legata ai blog e network di psicologi e psicoterapisti in Italia, connessa con i portali governativi e le associazioni di settore in USA e GB.
Questo risultato sembra confermare l’ipotesi che percepisce lo scenario Web caratterizzato da tante psico-isole di siti e portali che si occupano di Psicoterapia online offrendo servizi variegati.
Questi risultati confermano inoltre le nostre ipotesi iniziali e dimostrano che la struttura della rete rende facilmente distinguibili diversi sottogruppi (o cluster) segno che la discussione inerente le questioni di psicologia e psicoterapia non sono trattate in modo univoco, bensì il dibattito è frammentato ed ipoteticamente assume delle sfumature differenti a seconda dei diversi insiemi di indirizzi Web.
Le seguenti visualizzazioni permettono l’individuazione degli indirizzi Web più centrali all’interno della rete.
Nella figura 7 i nodi più grandi corrispondono agli URLs che presentano il maggior numero di collegamenti esterni verso altri siti. Ciò significa che maggiore è il numero di collegamenti in uscita posseduti da un sito, più grande sarà il suo ruolo di diffusione dei contenuti. In questo modo è possibile individuare i nodi che più di tutti sono in grado di smistare le informazioni e di gestire i flussi di conoscenze.
Figura 7. I siti Web distinti in base al numero di collegamenti in uscita
Fonte: elaborazione Fondazione <ahref
Socialpsychology.org corrisponde al portale del Social Psychology Network, uno dei più importanti siti Internet che si occupa di ricerca psicologica e insegnamento. L’alto numero di collegamenti in uscita è determinato dall’elevato numero di contatti che il portale stabilisce con il sito della Society for Personality and Social Psychology (SPSP), fondata nel 1974.
La figura 8, invece, mette in luce quali sono i siti che possiedono il più alto numero di collegamenti in entrata, ovvero che ricevono in misura maggiore un collegamento da altri siti Web. Più alto è il numero di collegamenti in entrata, più grande sarà la considerazione e la stima che un sito Internet riceve dagli altri. In questo modo possiamo individuare quali sono i nodi più seguiti e dunque considerati più autorevoli.
Figura 8. I siti Web distinti in base al numero di collegamenti in entrata
Fonte: elaborazione Fondazione <ahref
Apa.org è il portale dell’ American Psychological Association, la più ampia organizzazione scientifica e professionale che rappresenta l’ordine degli psicologi negli Stati Uniti. Il suo alto valore di centralità è dato dal variegato numero di indirizzi Web a lui collegati.
Infine, ci preme sottolineare nuovamente che la natura esplorativa più che normativa di questa indagine non permette il raggiungimento di risultati oggettivi, ma può costituire la base per future ricerche sicuramente più strutturate e mirate alla verifica delle ipotesi.
1 Si veda Park, H.W. (2003). Hyperlink network analysis: A new method for the study of social structure on the Web. Connections, 25(1), 49–61; Thelwall, M. (2006). Interpreting Social Science Link Analysis Research: A Theoretical Framework. Journal of the American Society for Information Science and Tecnology 57(1):60-68.
Le slide della presentazione della ricerca Inconscio digitale e psicoterapia online (29 settembre 2012)
0-One: internet raccontata a passi di danza
0-One il video ideato e prodotto da Francesca Sani per la proiezione durante l'IGF Italia 2011 e realizzato con il contributo di <ahref e Ericsson è stato selezionato per partecipare alla serata finale di Jumping Frames, uno dei più interessanti e innovavativi contest dedicati alla danza che si svolge ogni due anni ad Hong Kong. 0-One non ha vinto il premio di categoria nella serata finale che si è svolta nei giorni scorsi ma il solo fatto di risultare tra i finalisti scelti tra opere provenienti da tutto il mondo ha rappresentato un risultato di tutto rilievo. Proponiamo qui il video nella sua versione definitiva accompagnato da un testo di presentazione di Francesca Sani.
0-one non vuole essere una rappresentazione del mondo virtuale, ma una personale interpretazione, una suggestione di alcuni concetti ad esso legati.
Il progetto è partito dall’elaborazione di un concetto chiave legato al mondo internet e cioè all’idea di COMUNICAZIONE, opposta in modo esasperato al concetto di ISOLAMENTO (in assenza di rete) e simbolicamente rappresentato dai numeri binari : “01” e il suo opposto “00”.
L’ambizione è stata riuscire a rappresentare quest’idea con un linguaggio danzato di corpi, tutti al femminile, supportato e arricchito dal linguaggio video, con cui la danza ha potuto intraprendere un fertile dialogo.
Si è voluto assimilare concettualmente il linguaggio del video a quello telematico.
La sua tangibilità si realizza solo nel momento in cui viene proiettato (e solo allora condiviso), esattamente come la “rete”si manifesta solo grazie alla presenza di un supporto fisico e ad un click di accensione.
PRESENTAZIONE
Dopo un iniziale silenzio primordiale, in uno spazio buio non definito, in un tempo universale, siamo testimoni di frammenti di linguaggi, isolati l’uno dall’altro; residui coreutici vari e multietnici.
La comunicazione non è lineare ma frammentata, interrotta, disturbata, priva o di codice o di canale o di referente.
L’azione non si sviluppa ed è svuotata del suo significato, ad indicare una sorta di isolamento ante-internet.
Un ticchettio sempre più nitido ci svela il “punto di vista “di una web cam, di un portatile che aprendosi ci presenta la performer/utente, presto inghiottita da uno spazio liminare; un “mondo altro” che come in un rito di passaggio è necessario attraversare per conquistare un nuovo status.
Ed ecco entrare in scena INTERNET, Dea madre, portatrice di vita nuova .
Come un totem tatuato da numeri binari, la Dea è unità di misura della nuova società, simbolo del clan telematico del terzo millennio.
Il singolo è coinvolto in un rito collettivo di tipo circolare; una dimensione comunitaria che produce in lui un sentimento di appartenenza.
L’uomo, bisognoso di un’ identità di tipo culturale, trova un nuovo senso della vita nella cultura tecnologica, digitale.
Entriamo così in una comunicazione telematica dinamica e ipertestuale, che in tempo reale coinvolge un numero imprecisato di persone e cambia di continuo: si materializza, si moltiplica, si sospende, svanisce.
Alla fine i performers/utenti vengono osservati in modo sempre più frenetico dall’”occhio” webcam, fino al click di spegnimento della connessione.
La comunicazione è improvvisamente interrotta.
I linguaggi iniziali sono sospesi, isolati gli uni dagli altri in un unico spazio buio, immobile e silente.
O-One from Fondazione ahref on Vimeo.
Il linguaggio della danza ci accompagna attraverso non-spazi isolati e frammentati fino ad una nuova dimensione . Oltrepassata una zona liminare, si intravede una luce: internet come una dea madre affascinante e avvolgente da vita ad una nuova comunità; un clan telematico in fermento e in comunicazione continua
di Francesca Sani (http://www.francescasani.it/)
Introduzione al design delle piattaforme Media Civici
Il racconto delle tre giornate di workshop che si sono svolte nell'ambito del progetto MIUR di Innovazione Sociale Risorgimenti.Lab.
Lunedì 08/10/2012
Arrivati in Calabria! Inizia il progetto MIUR di Innovazione Sociale, Risorgimenti.Lab, il cui obiettivo è quello di realizzare una piattaforma innovativa in grado di fornire una serie di servizi avanzati per il territorio. <ahref fa il supporto scientifico al progetto.
Per conto di <ahref, siamo: Stefano De Paoli, Maurizio Teli, Giulio De Petra e io (Enrico Bosio). Arriviamo da parti diverse dell’Italia: Stefano è arrivato a Cosenza già la sera scorsa, partendo da Pisa. Maurizio e io siamo partiti da Verona questa mattina presto e siamo arrivati in Calabria intorno alle 10.30. Giulio è arrivato dopo pranzo da Roma. Verso le 14, seguiamo in aula i ragazzi della Associazione ANITI
Una volta arrivati alle aule, ci presentiamo ai componenti dell’Associazione Aniti, scoprendo al workshop che andremo a tenere parteciperanno anche altre persone, poiché l'evento è stato pubblicizzato anche all'esterno della loro Associazione. Ci sono, infatti, studenti interessati ai temi trattati, ricercatori e anche rappresentanti di realtà politiche locali.
Giulio apre il workshop ringraziando i partecipanti e dando una spiegazione generale di quello che è il progetto e degli argomenti che andremo a presentare. Il primo speaker è Stefano, che tiene 4 ore di spiegazione teorica sulle interfacce web e sul loro design. Ogni tanto, Giulio interviene per attirare l'attenzione su un aspetto particolare o per fare qualche domanda.
I partecipanti sono molto attivi e intervengono più volte con domande e osservazioni.
Alla fine delle 4 ore, sembrano molto soddisfatti delle nozioni apprese, ma anche un po' spaventati, poiché iniziano a rendersi conto della mole di lavoro che li aspetta. Di sera, i ragazzi della Associazione ci portano a mangiare in un buon ristorante nel centro di Cosenza e, così, abbiamo modo di conoscerli meglio e scambiarci informazioni sulle loro aspettative sul progetto.
Martedì 09/10/2012Il secondo giorno di workshop viene aperto da Maurizio, che tiene 4 ore sull'importanza e le tecniche della raccolta dei dati. Soprattutto le interviste e l’uso delle personas sembrano attirare l’attenzione dei partecipanti, che ne parlano anche in pausa pranzo. Nel pomeriggio, Stefano parla per un’ora su alcune tecniche dell’Interaction Design, come gli scenari. Ne segue più di mezz’ora di interessante dibattito, dove i ragazzi dell’Associazione espongono alcuni dubbi e ragionano assieme a noi su alcune questioni da loro sollevate. In seguito, Maurizio e Stefano organizzano un lavoro di gruppo grazie al quale i partecipanti al workshop riescono a fare pratica su personas e scenari. Questo proietta i ragazzi verso quelle che saranno le varie fasi di progettazione della piattaforma.
Mercoledì 10/10/2012
Il terzo giorno di lavori viene aperto da una spiegazione, tenuta da me, sul programma per produrre mock-up: “Pencil”. Molti ragazzi, successivamente, esprimono le loro opinioni positive riguardanti la semplicità e l’utilità del programma.
Per il resto della mattinata, Giulio cerca, con successo, di riassumere i concetti principali visti in questi giorni e costruire, assieme a loro, un piano operativo per i prossimi mesi. Stefano va a prendere l’aereo prima di pranzo, mentre Giulio, Maurizio e io salutiamo i ragazzi dopo aver pranzato con loro.
Questi tre giorni di lavoro sono stati molto produttivi e ci hanno permesso di conoscere una bella realtà che si impegna per il miglioramento del territorio. Il progetto è davvero ambizioso e siamo contenti di potervi partecipare. L’esperienza con ANITI non è finita: è appena cominciata.
Economia creativa e Beni comuni digitali
Qual è l'insieme di relazioni tra beni comuni digitali e economia creativa? Dalla riflessione collettiva di un gruppo di giovani professionisti/e una possibile risposta.
Venerdì 5 ottobre, Giancarlo Sciascia e Maurizio Teli di Fondazione <ahref erano ospiti di Città della Scienza di Napoli, nell'ambito dell'Innovation Day, parte dell'inaugurazione della mostra Futuro Remoto. Cosa ci facevano? Come mai si sono spostati da Trento a Napoli per una sola giornata? Cercavano aiuto nel trovare una risposta a una domanda semplice da formulare ma la cui risposta è difficile da articolare: qual è l'insieme di relazioni tra beni comuni digitali e economia creativa?
Per rispondere a questa domanda, Maurizio e Giancarlo hanno condotto un laboratorio, dal titolo “Economia Creativa e Beni Comuni Digitali”, su invito di Pasquale Popolizio di Fondazione IDIS – Città della Scienza. In questo post, proviamo a raccontare cosa è emerso dalle attività di mappatura condotte insieme ai/lle partecipanti, un gruppo eterogeneo di cognitari e cognitarie con professionalità molto diverse, dalla comunicazione alla fotografia, dall'antropologia visuale al giornalismo. Nel corso del laboratorio, i partecipanti sono stati invitati a riflettere su quali beni comuni digitali incontrassero e su quali attività professionali svolgessero che coinvolgessero i beni comuni digitali stessi. Il risultato è stata una mappa di post-it in cui “Le attività e i prodotti si intersecano fino a definire un vero e proprio ipertesto”1.
Cosa hanno scoperto Maurizio e Giancarlo sulla relazione tra beni comuni digitali e economia creativa? Prima di tutto che l'economia contemporanea viene letta in un percorso forzato verso l'incremento costante della componente creativa e conoscitiva nei processi produttivi, un percorso che, parafrasato, può essere visto come l'allargamento della classe creativa come caratteristica sociale della contemporaneità. È importante sottolineare la dimensione sociale e collettiva, come ben ci ricordano i partecipanti al laboratorio, la creatività non è di un solo essere umano, ma sociale!
Ma cosa significa creatività? Niente mi sembra più stimolante della conclusione di uno dei partecipanti: “Economia creativa significa prendere i beni comuni digitali e tirarne fuori qualcosa, forse”. Il forse richiama il fatto che il bene comune è una possibilità, uno spazio di azione possibile ma non scontato, in cui la diversità dei contributi diviene elemento necessario alla sua coltivazione, in un modello in cui la condivisione diviene elemento centrale.
Riepilogando, i partecipanti descrivono un'economia sempre più creativa, in cui l'attività è trasformazione collaborativa di beni comuni digitali. Cosa significa questo per tutti noi, per la nostra società? Fateci chiudere con un'altra citazione dei nostri autori preferiti: “Probabilmente solo i beni comuni possono stimolare economie in crisi, incapaci di trovare nelle proprie strutture chiuse stimoli di rinnovamento”.
1I virgolettati sono estratti da dei brevi testi, di circa 100 parole, che i partecipanti sono stati invitati a comporre al termine del laboratorio.
Vedi anche: I beni comuni digitali (Dibattito all'Internet Governance Forum Italia 2011).
<ahref e Auser per la terza età 2.0
La VI “Festa della Città che apprende a Genova”: una occasione per riflettere insieme sul ruolo della rapporto tra informazione, nuovi media e Terza età.
“Informarsi e comunicare al tempo del Web e della Tv”, questo il tema della sesta “Festa della Città che apprende”, tenutasi al Palazzo Ducale di Genova il 26 e 27 settembre, incontro di riflessione culturale organizzato da Auser ogni due anni. Per quest’edizione l’associazione che si occupa della promozione dell’invecchiamento attivo degli anziani e della crescita del loro ruolo nella società, ha affrontato il tema spinoso dell’informazione nel mondo che viviamo.
Informazione e media, fatti e condivisione, partecipazione e autorappresentazione, temi che una parte della popolazione italiana, quella connessa alla rete, affronta ogni giorno. Ma, come spiega Michele Mangano, presidente nazionale Auser: “Nel mondo della comunicazione tutto corre veloce, chi resta indietro rischia di essere tagliato fuori, emarginato, e chi rischia di più sono gli anziani. Ma sono proprio gli anziani la fascia di popolazione che può trarre maggiori benefici dalla digitalizzazione dell’attività della vita quotidiana. “
Presente all’evento anche Luca De Biase, presidente di <ahref, che nel suo intervento ha posto l'accento principalmente sul fatto che gli scambi interculturali tra diverse generazioni trovano nei media sociali il loro ambito di riferimento ideale a patto però che vi sia accordo sul metodo che le persone usano per fare informazione e che vi sia chiarezza su ciò che distingue i fatti (condivisi come tali da tutti) dalle opinioni personali (che possono ovviamente essere le più diverse).
Per agevolare questo processo di maturazione del modo in cui i cittadini stanno sulla rete <ahref ha sviluppato la piattaforma timu sulla quale, da alcune settimane, Auser ha lanciato una nuova storia "La vita che dura” dedicata alla raccolta di testimonianze dirette su come oggi gli anziani percepiscono e vivono la loro condizione e il rapporto con gli altri in un contesto sociale in rapido cambiamento come quello attuale. Sempre su timu Auser promuove in questi giorni anche un contest riservato ai suoi associati, per stimolare gli anziani a produrre e a pubblicare direttamente online contenuti (poesie, racconti e fotografie) in forma digitale.
Perché Auser ha scelto Timu?
Attraverso la raccolta collettiva di contributi e il racconto partecipato, possiamo insieme far emergere la rappresentazione di una nuova cultura della terza età, raccontata da chi la vive, da chi può dimostrare come sia possibile un nuovo progetto di vita anche dopo il termine della propria storia lavorativa. Sfida di Auser sarà riuscire ad avvicinare le persone mature al mondo digitale, mostrando come sia possibile, superate alcune diffcoltà tecniche, accedere ad una grandissima quantità di informazioni, usufruire di alcuni servizi, portare all’attenzione temi che la società tende a dimenticare. Aumentare la partecipazione e lavorare sull’alfabetizzazione digitale quindi, per permettere ad una parte della società, che tende ad essere esclusa, di entrare in contatto con le enormi potenzialità della rete.
Al tempo stesso, avere dimestichezza con questa rivoluzione permette di non farsi travolgere dalla perdita di senso che sembra coinvolgere il nostro sistema d’informazione, politico e sociale. Affrontare il cambiamento quindi, attrezzati e consapevoli, per non esserne travolti.
“Nelle Università popolari e nei Circoli culturali abbiamo già da alcuni anni avviato numerosi corsi di alfabetizzazione digitale - dice Patrizia Mattioli, della presidenza nazionale Auser - coinvolgendo scuole, biblioteche ed altri partner autorevoli, come la Fondazione Mondo digitale, presieduta dal prof. Tullio De Mauro. Sono state esperienze di successo, nella maggior parte delle quali i giovani delle scuole – talvolta anche molto giovani – hanno insegnato agli anziani, instaurando un rapporto di collaborazione e persino affettivo su cui bisognerebbe riflettere per rafforzare il rapporto intergenerazionale”.
Può allora il digitale essere luogo di incontro tra generazioni che sembrano nella realtà sempre più allontanarsi irrimediabilmente? La risposta di Auser e <ahref è si. Questo è possibile e piattaforme come timu, pensate per agevolare le persone a fare e condividere informazione civile, sono uno strumento al servizio di questo obiettivo.
Alessio Strazzullo


