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Due o tre cose che ho imparato alla #djs13

Per chi come me ha sempre pensato a Excel come a un programma privo di qualsiasi fascino, ritrovarsi a poche ore dall'inizio della Data Journalism School IV 2013 a giocare soddisfatto con i fogli di calcolo incrociando numeri e tirando fuori statistiche è stata un'esperienza piuttosto rivelatrice. Nell'era digitale, con una facilità di mezzi a disposizione mai così ampia prima, non ci sono più scuse valide perché un giornalista non si dedichi d'impegno alla ricerca, all’analisi e alla rappresentazione coerente ed efficace dei dati.

Questo non significa che il data journalism sia destinato a nerd, geek e smanettoni. Al contrario, come è stato spesso ribadito durante le varie lezioni, l'elaborazione dati è solo il primo passo per costruire un'informazione di precisione e di qualità. Non siamo davanti alla panacea dei mali del giornalismo, e i pregi di un "approccio data" sono tanti quanti i problemi che può creare. Se un'analisi forte e un valido storytelling rimangono i pilastri di qualsiasi buona narrazione, la sfida del data journalism sta proprio nel superare i tanti ostacoli del processo di raccolta, studio e visualizzazione dei dati e nel rendere i numeri, la statistica e la rappresentazione grafica funzionali alla costruzione della storia.

Quello che bisogna sforzarsi di fare è non indulgere negli errori più facili di questo approccio, come l'utilizzo di diagrammi e grafici esteticamente accattivanti ma che finiscono per stravolgere le informazioni e distrarre il lettore (chartjunk) o come la scrittura di pezzi che presentano grandi raccolte di numeri nella speranza di spiegare nel dettaglio un fenomeno ma che finiscono per saturare e confondere l'informazione (data dump).

Un giornalista deve oggi sapersi muovere tra open data, dati filtrati e set di dati non disponibili. Le lezioni della scuola forniscono un ampio spettro di strumenti, concettuali e pratici, con cui iniziare a lavorare in questa direzione. Si impara così a orientarsi tra le varie statistiche, a capire in che modo pulire i dati, a evitare di cadere nei trabocchetti matematici delle correlazioni spurie. Ma anche a conoscere le basi del diritto di accesso alle informazioni e sapere per esempio come utilizzare fonti diverse in assenza di un set di dati completo.

Durante il workshop dell’ultimo pomeriggio c'è stato un momento in cui, mentre cercavo di costruire una mappa interattiva lavorando su un programma che non avevo mai aperto prima, lo schermo del mio computer è stato invaso da incomprensibili righe di codice seguite da un allarmante messaggio d'errore. In quell’istante, in una strana mistura di euforia e stanchezza che credo possa riassumere bene la tre giorni della scuola, la soddisfazione di chi sta mettendo davvero le mani in pasta è stata più forte dello sconforto di aver sbagliato qualcosa e di dover ricominciare da capo.

 

Matteo De Giuli è stato un partecipante alla DJS di Fondazione <ahref e Istat

Il blog di Matteo

22/01/2014 10:40

In alternativa a££'Euro

Per valute complementari/alternative s'intende qualsiasi forma di moneta o di titolo di credito che permetta lo scambio di beni  al di fuori dei "circuiti monetari ufficiali". Generalmente si poggiano su sistemi di credito locali o circuiti web, e  il loro uso riduce di fatto l'uso delle monete ufficiali. Esse favoriscono il benessere sociale e le relazioni di comunità soprattutto nei periodi di crisi economico-finanziarie, in cui vi è carenza di liquidità e in cui il potere di acquisto degli individui diminuisce.

Diversamente dal modello economico  capitalistico, nel quale l'unico valore riconosciuto (e  monetizzato) è quello generato dalla compravendita di beni, nei sistemi di monetazione alternativa si vuole dare visibilità e spendibilità al "valore nascosto", presente in attività economiche parallele al sistema capitalistico come ad esempio la produzione collaborativa, l'economia del dono, lo sviluppo inter-pares di una comunità open source based.

 

SARDEX
In Sardegna, ad esempio, è stato attivato un progetto di valuta alternativa che consente alle persone inserite in una rete locale di imprese di scambiarsi beni e servizi con scambi che risultino sempre in pari all'interno del circuito.

Questa compra-vendita avviene attraverso l'utilizzo di una moneta complementare, il Sardex,  che permette di sopperire alla mancanza di liquidità reale e di evitare aggravi di interessi.

Oltre all'equiparazione "un Sardex, un euro", il circuito prevede uno sconto sino al 30% del valore di un bene se pagato in Sardex. Più dunque un'azienda compie operazioni di acquisto/vendita in Sardex, più euro può mettere da parte per l'accumulazione.

L'emissione di moneta di credito/debito sulla carta di credito Sardex avviene nel medesimo istante in cui si mette in moto la circolazione di beni e servizi resi e/o ricevuti.

In sostanza le imprese possono farsi credito sostenendosi reciprocamente senza bisogno di ricorrere alle banche ed evitando così l'onere degli interessi.

Quanto guadagnato in Sardex va interamente speso e reinvestito nel circuito entro un anno dall'operazione eseguita: dopo 12 mesi crediti e debiti accumulati sulla carta di credito/debito devono equivalersi, per allontanare l'ombra dell'insolvenza e del fallimento. Tale sistema di monetizzazione funziona però solo se vi sono solide basi di solidarietà, fiducia reciproca e mutuo sostegno tra gli enti che operano radicati sul territorio, poiché i circuiti di moneta alternativi vengono accettati solo su base volontaria.

 

BITCOIN

Diverso per contesto e utilizzo è il Bitcoin, una moneta elettronica, anonima e decentralizzata che permette di eseguire transazioni online abbattendo gli alti costi di intermediazione bancaria e di cambio valuta.

Essa si serve di un software open source e può essere utilizzata in tutti i Paesi permettendo a chiunque la adoperi di accedere direttamente al mercato globale e di creare relazioni finanziarie tra pari.

Mancando un organo centrale diviene impossibile per qualunque autorità manipolare il valore dei bitcoin, o introdurre inflazione, poichè la quantità di bitcoin da coniare viene definita a monte. Questo sistema non più verticistico, ma reticolare di sviluppo peer-to-peer, utilizza un database distribuito tra i nodi della rete che tengono traccia delle transazioni e fungono da autocontrollo.
La rete Bitcoin crea e distribuisce un certo ammontare di monete tra chi "genera bitcoin" nel proprio client. Questo processo viene chiamato "mining" e avviene grazie alla messa a disposizione di computer personali che, attraverso un'applicazione open source, collaborano nella manutenzione del circuito e nella coniazione di moneta. La fase di emissione viene così a coincidere con quella di accumulazione.
I trasferimenti sono definiti come un cambio di proprietà della valuta: il client Bitcoin trasmette la transazione ai suoi nodi più vicini che a loro volta propagano il pagamento attraverso la rete: è la catena stessa a fungere da garante.
Nella catena fondamentale è la figura dello scambista che permette il cambio dei bitcoin nella valuta reale richiesta da chi riceve la transazione.
I Bitcoin possono essere spesi solo dal legittimo proprietario e in direzione univoca, potendo egli usofruirne solo immettendoli in circolazione.
Il loro prezzo d’acquisto e il loro valore reale sono variabili e dipendono dalle oscillazioni finanziarie. Se nel 2012 un Bitcoin portava con sè un valore di circa 2 $, oggi si parla di quote che possono superare i 120 $. Coloro che nel recente passato si sono mostrati lungimiranti acquistando e utilizzando i Bitcoin, ora si trovano ad essere più ricchi di prima.
Il Bitcoin si è rivelato così essere un valido strumento di investimento, in alternativa al mattone e all'oro.

 

RIPPLE
A fare concorrenza ai Bitcoin ora ci pensa la nuova piattaforma open source di moneta virtuale Ripple, che ha come obiettivo quello di velocizzare le transazioni e di permetterle anche in valute reali senza bisogno di intermediari e senza aggiunta di tasse di cambio o di spese di commissione. La figura dello scambista presente in Bitcoin viene dunque qui eliminata.
A differenza di Bitcoin non è la catena a garantire il sistema ma l'adesione a un medesimo protocollo internet che viene condiviso dagli utenti, e gli stessi scambi vengono monitorati da registri accessibili a qualsiasi account. Funziona dunque in modo simile a un'email in quanto  gli utenti possono inviare a tutti coloro che sono provvisti di un indirizzo Ripple indipendentemente dal provider scelto.
L'emissione avviene tramite accordo di circolazione tra le parti in causa e nel mentre che si ha l'accumulazione di credito da parte di una delle due.
L'emissione si compie ogni qual volta si incrementi il credito, ogni qualvolta si realizzi un'entrata. L'obbligazione debitoria alla base del circuito di transazione Ripple si basa dunque sulla logica della partita doppia entrate/uscite.

 

CONCLUSIONI
Queste nuove realtà di monete digitali stanno introducendo nuove pratiche nel campo della finanza e potrebbero presentarsi come la chiave di (s)volta per uscire dalla crisi e rimettere in circolo liquidità.
Per avere un impatto maggiore hanno bisogno però di tempo per affermarsi e farsi conoscere come innovazione valida e capace di produrre un impatto significativo. Affinchè un'innovazione possa essere veramente rivoluzionaria deve riuscire a modellarsi in accordo con i cambiamenti sociali in atto, per essere così compresa e fatta propria da un largo pubblico su scala globale, costituito  non solo da aziende, ma anche da individui in grado di comprendere e valorizzare le immense potenzialità del sistema.
Fonti
di Eleonora Filippi
18/11/2013 18:35

La ricostruzione della politica parte dai media civici

Le iniziative spontanee che si aggregano intorno ai media civici nei momenti di conflittualità più alta costituiscono una grande dimostrazione di generosità popolare, ma spesso non reggono nei tempi più lunghi. Nella vita quotidiana c'è bisogno di sostenibilità, programmi, sistemi decisionali e di governance, metodi di lavoro, obiettivi da raggiungere progressivamente.

In questi ultimi dieci anni i partiti non sono stati in grado di raccogliere l’opportunità che il web e la comunità, che via via contribuiva alla creazione di una nuova economia della conoscenza sui media sociali, offrivano.

Il web è stato sempre visto in un disegno comunicativo ma non informativo. Un nuovo media da sfruttare perchè alla moda, perchè spesso gratuito. L’opportunità dei media sociali invece è molto di più. Il salto di pensiero va oltre l’aspetto comunicativo. C’è forte l’affermazione di un nuovo paradigma sull’organizzazione politica. I partiti non sono più i luoghi preposti per far dialogare le persone con le istituzioni. I media civici hanno preso il loro posto.

Quando c’è una crisi profonda e i cittadini si uniscono per aiutarsi reciprocamente a superarla ricostruiscono qualcosa di più di quello che serve ai loro bisogni: ricostruiscono le ragioni di stare insieme. Talvolta la crisi è una difficoltà economica, altre volte è una difficoltà culturale. Le azioni di mutuo soccorso possono riguardare le case e le scuole, la produzione e il pensiero, l’inclusione degli altri e la prospettiva dei giovani. In tutti i casi, lo spirito e la sostanza di quello che fanno si rafforza se sanno come stanno le cose. L’informazione di mutuo soccorso è il sale che dà sapore e senso alle azioni che ricostruiscono le società. I media civici sono un’enorme opportunità di informazione e contemporaneamente di ricostruzione del tessuto sociale.

Sono strumenti di informazione realizzati, gestiti, alimentati da cittadini che si aggregano intorno al progetto di contribuire alla loro società: rispondono al bisogno di sapere come stanno le cose e contemporaneamente generano socialità.

Di fatto si tratta di gruppi di persone accomunate dalla visione di contribuire all’informazione e che collaborano secondo schemi e forme organizzative le più varie. Si trovano molto spesso in luoghi fisici ma si esprimono sostanzialmente online, anche se non sono escluse altre forme mediatiche.

Il passaggio da un regime autoritario alla democrazia, la liberazione di un popolo dall’oppressione e dalla paura, la ricostruzione di una prospettiva per i giovani e per tutti dipendono sempre da come una popolazione sa raccontarsi come stanno le cose.

La storia recente della Tunisia ha alimentato grandi speranze per il destino democratico e pacifico del Mediterraneo. L’informazione civile, in Tunisia, è stata cruciale strumento di liberazione e di ricostruzione di una vibrante socialità, in un paese che ne aveva bisogno perché non poteva più sopportare l’autoritarismo e la corruzione. E i media civici hanno contribuito fondamentalmente nella vicenda tunisina, mentre i media tradizionali, controllati dal sistema di potere autoritario, non hanno certo dato nulla al rinnovamento sociale. Il caso tunisino ha generato conseguenze in molti altri paesi del Mediterraneo: per motivi diversi lo hanno ammirato ed emulato gruppi, organizzazioni e persone su tutte le sponde del mare interno. Di certo ha molto da insegnare. Non solo in altri paesi autoritari. Ma anche in molte democrazie che attraversano una crisi di credibilità, un periodo di frazionamento del tessuto sociale, un’esperienza complicata con i media tradizionali.

Le iniziative spontanee che si aggregano intorno ai media civici nei momenti di conflittualità più alta costituiscono una grande dimostrazione di generosità popolare, ma spesso non reggono nei tempi più lunghi, nelle fasi più costruttive e nella narrazione delle vicende meno evidenti e clamorose: la vita quotidiana con le sue piccole problematiche umane va raccontata con pazienza, empatia, sincerità. Con metodo. Le fiammate innovative, del resto, sono seguite dalla grande storia della quotidianità. È chiaro: l’aggregazione intorno a un progetto comune di lunga durata richiede un disegno organizzativo più profondo e più forte di quello che occorre a lanciare e sostenere una protesta. Ha bisogno di sostenibilità, programmi, sistemi decisionali e di governance, metodi di lavoro, obiettivi da raggiungere progressivamente.

Per la ricostruzione del senso civico.

 

Michele Kettmaier

direttore della  Fondazione <ahref

18/10/2013 11:50

Un bambino di 3 anni non è un bambino di 6 anni diviso 2

I nativi digitali si muovono, per apprendere, in un contesto esterno a quello scolastico, l’apprendimento informale. Le nuove tecnologie i media sociali permettono di accrescere questo contesto educativo informale. Il nostro compito non è di contrastare questo processo ma di integrarlo con l'ambito di apprendimento scolastico.

L’introduzione nelle scuole trentine di nuove tecnologie sta creando nel nostro territorio un interessante dibattito. Gli ultimi rapporti Censis riportano come i giovani non si riconoscono nella scuola. Alla domanda dove impari? rispondono sui social network. E quando gli insegnanti provano a utilizzare i media sociali i ragazzi tendono a escluderli perchè gli insegnanti non fanno parte del contesto dei media sociali.

I ragazzi sono nativi digitali utilizzano queste nuove tecnologie per confrontarsi, per conoscere per partecipare. Loro non usano l’orologio da polso perché è monofunzione. I nativi digitali sono multifunzione e hanno bisogno di strumenti multitasking. Spesso si muovono, per apprendere, in un contesto esterno a quello scolastico, l’apprendimento informale. Le nuove tecnologie i media sociali permettono di accrescere questo contesto educativo informale che non deve essere diverso da quello scolastico, anzi.

Abbiamo questa grande opportunità di utilizzare la nuova tecnologia come i tablet, le lavagne digitali, strumenti per lavorare sui media sociali.
 Se una tecnologia ne supera un’altra, questa è da prendere senza se e senza ma, c’è poco da fare.
 La Yates nel suo bellissimo libro “L’arte della memoria” ricorda che imparare tutto a memoria e ripeterlo agli altri a voce perché lo ricordino a loro volta è una buona tecnica, ma è superata dalla tecnica della scrittura. E la copiatura a mano degli scritti è superata dall’avvento della tecnologia della stampa di Gutenberg. E poi dalla carta siamo arrivati alla tecnologia della registrazione digitale.

Di nuovo senza se e senza ma. 
Sono salti tecnologici e come tali spesso spaventano le persone, in questo caso tanti professori. Ma l’approccio è quello di conoscere queste nuove tecniche, di comprenderle di sfruttarne le opportunità.
 Il sistema educativo si basa in tutto il mondo sul sistema industriale. Se vuoi andare a lavorare devi imparare matematica e italiano, lascia perdere la musica o danza perche con quella non andrai da nessuna parte.

Ora da un insegnamento industriale dobbiamo passare, ricorda Ken Robinson nei sui bellissimi interventi al Ted, a insegnamento agreste. I ragazzi sono come piantine ognuna particolare dalle altre. Un bambino di 3 anni non è un bambino di 6 anni diviso 2 dice Robinson. Hanno bisogno di tempi, modi e condizioni diverse per crescere e per fare uscire i loro talenti e la loro creatività. L’aiuto che può venire dalle nuove tecnologie va anche in quella direzione, verso insegnamenti sempre più personalizzati.

Appare evidente che dall’interazione e partecipazione ai nuovi media digitali, i nativi non solo cooperano e apprendono on line ma vedono anche il sapere come dinamico, in processo di co-costruzione. Piuttosto che spettatori, vogliono essere attori, personalizzando il loro apprendimento, apprendendo dall’esperienza.

Nei paesi anglosassoni, le scuole hanno colto le nuove prospettive legate al web 2.0 e le classi sono state dotate non solo di strumenti, ma anche di processi di integrazione-normalizzazione delle nuove tecnologie nella formazione dei saperi. A titolo d’esempio pensiamo di coniugare l’insegnamento in aula con l’insegnamento informale tipico del web 2.0 estendendo l’apprendimento ad altri spazi e tempi fuori dalla scuola. Ottimizzare il tempo scuola, proponendo la lezione frontale tramite video o podcast da ascoltare a casa, eventualmente seguita da un piccolo quiz, per aver più tempo in classe da utilizzare per l’approfondimento uno a uno o collaborativo in piccolo gruppo (2 o 3 studenti). 
I nostri figli rappresentano il futuro e il nostro compito è di educarli nella pienezza del loro essere, quindi anche nel tirare fuori la loro creatività, la loro immaginazione e la loro intelligenza multipla che spesso è nascosta in profondità.

Le nuove tecnologie insieme a tanti insegnanti straordinari ci aiutano a scavare profondo perchè i ragazzi possano affrontare il futuro nel miglior modo possibile. Il nostro compito, il compito dell’educazione è quello di aiutarli a fare qualcosa di buono anche attraverso un Ipad.

 

Michele Kettmaier

direttore della Fondazione <ahref

18/10/2013 11:35

Google decide chi noi siamo

Spesso la società non è preparata a cogliere tutte le opportunità offerte dai nuovi media. E' successo per il telefono, per il telegrafo, per la televisione, per la stampa. Succede ora per i social network. Alla base di tutti ci stanno sempre i comportamenti delle persone e la responsabilità verso il singolo e verso la società. In un'altra parola ci sta la legalità.

Clay Shirky a un Ted racconta questa storia. C'era una volta Martha Payne. Martha è una bambina scozzese di 9 anni. Qualche tempo fa ha aperto un blog intitolato NeverSeconds. Si portava tutti i giorni a scuola la macchina fotografica per documentare i suoi pasti scolastici. Il blog ha cominciato con pochi lettori, e poi centinaia di lettori, e poi migliaia di lettori, che si collegavano per vedere i voti che dava ai piatti delle mensa, e che a loro volta postavano foto dei piatti delle loro mense comprese le immagini con quanti capelli trovavano nel piatto. Un giorno Martha scrive due righe. Da oggi non potrò più scrivere il professore mi ha chiamato e mi ha detto che il collegio dei docenti e dell'istituto mi impedisce di pubblicare le foto della mensa. E' stato bello, grazie e ciao a tutti. Ovviamente proteste e sdegno di tutti i lettori e degli abitanti del piccolo paese di Martha e ovviamente pochi giorni dopo il collegio ha ritrattato dicendo che mai e poi mai si sarebbero permessi di censurare una bambina di 9 anni.

Cos'è successo? E' successo che la bambina ha usato un medium per portare delle nuove buone idee. E quando questo succede spesso la società non è preparata a coglierne tutte le opportunità. E' successo per il telefono, per il telegrafo, per la televisione, per la stampa di Gutenberg. Succede ora per i social network, per Facebook, per Twitter. Alla base di tutti ci stanno sempre i comportamenti delle persone e la responsabilità verso il singolo e verso la società. In un'altra parola ci sta la legalità. Legalità sia per chi produce i contenuti che per chi gestisce il medium. Un concetto che i media Twitter, Google e Facebook non considerano e su cui invece bisogna lavorare, consapevolizzare. Ci sono i dati personali che mettiamo online spesso senza sapere che sono informazioni utili a centri di potere per gestire il mercato e per scoprire i nostri gusti. E' Google ad esempio che le grandi multinazionali farmaceutiche usano per capire in base alle nostre ricerche il flusso dell'epidemia dell'influenza e in base a queste informazioni adottano i loro comportamenti marketing. E' su Facebook che le aziende intercettano le nostre preferenze e si comportano in base a queste. C'è l'identità delle persone. La costruzione delle identità delle persone è affidata sempre più a algoritmi che trovano spazio sul web. Cartesio diceva "Io sono quello che io dico di essere" Ora tu sei quello che Google e il web dice che tu sei.  Non è più solo questione di tutela della privacy e dei diritti sulla rete. Si tratta di proteggere la libera costruzione della persona e del diritto di ognuno di noi di essere oggettivato.
Il web è un luogo di discussione, di confronto e dobbiamo trovare tutti insieme dei comportamenti comuni perché la dialogica abbia il sopravvento sulla discussione.
Per poter far fronte a tutto questo abbiamo bisogno di responsabilità e di un metodo. Lo stesso metodo che adottarono i filosofi del 1600 quando pubblicarono "Philosophical Transactions", la prima rivista scientifica mai pubblicata in inglese. Come potevano discutere tra di loro? Avevano bisogno di confronto e di creare un metodo per quando si faceva un esperimento;  si doveva pubblicare non solo l'affermazione, ma anche come era stato eseguito l'esperimento. Devi dirmi come l'hai fatto, altrimenti non ti crediamo. Un metodo comune. L'altra cosa di cui avevano bisogno era la velocità. E per far questo il libro non andava bene. Era troppo lento. Così inventarono la rivista scientifica come modo per sincronizzare le discussioni tra degli scienziati  La rivoluzione scientifica non è stata creata dalla carta stampata. È stata creata dagli scienziati, ma non avrebbero potuto crearla se non avessero avuto un medium come strumento. Oggi succede lo stesso per i social network e per la loro naturale evoluzione che sono i media civici proposti dalla fondazione <ahref in cui lavoro. Luoghi di discussione, da conoscere, in cui confrontarsi con responsabilità, con metodo e legalità. Per aiutare, per aiutarci tutti a ricostruire l'Italia anche partendo dall'informazione civica.
Michele Kettmaier
direttore della Fondazione <ahref
18/10/2013 11:20

Parlando di democrazia 2400 anni dopo Platone

La legislazione partecipata, i media civici non solo aprono nuove opportunità per la partecipazione attiva alla legislazione, ma pongono i governi di fronte al fatto che vi è aspettativa da parte dei cittadini in merito al loro coinvolgimento attraverso le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie.

Platone in uno dei dialoghi del suo ultimo lavoro, Le Leggi, racconta la conversazione di tre amici nel cammino verso il tempio di Zeus sull'isola di Creta. Uno dei tre, inviato dalla città di Cnosso, doveva costruire una nuova colonia e chiedeva aiuto su come procedere per far nascere la città. Come organizzare il potere decisionale, come quello legislativo, quali metodi elettivi scegliere? 2400 anni fa si era ancora scritto e detto poco sulla creazione di democrazia, oggi ne sappiamo qualcosa di più anche se in questi ultimi mesi nuove idee sono entrate nelle conversazioni delle persone. Democrazia online, democrazia diretta, anche liquida. Il Web può contribuire a migliorare i processi democratici? La democrazia diretta, quella online per intenderci sostituirà quella rappresentativa, il Parlamento? Come Platone e i suoi compari di viaggio anche noi 2400 anni dopo stiamo iniziando un percorso nuovo di cui conosciamo poco. Per questo le informazioni, le conversazioni, l'ecosistema dell'informazione fatto di carta e di Web è importante. Abbiamo bisogno di informazioni per apprendere, per essere consapevoli sui metodi, sui contenuti e sulla tecnologia. Il Web, i media civici così diversi dai social network che conosciamo Facebook, Twitter, sono un'opportunità. I media sociali sviluppano socialità, in tutte le sue forme. Il che, come nota Eli Pariser in The Filter Bubble (2011), può anche significare che sviluppano aggregazioni chiuse, ideologiche o altro, che contribuiscono a dividere l’insieme della società in un insieme di minoranze che non comunicano tra loro. I Media Civici tendono invece a corrispondere alle strutture di una collettività generale che costituisce un terreno comune nel quale possono incontrarsi tutte le minoranze per arrivare a decidere insieme in base a regole e metodi condivisi per ciò che attiene la convivenza civile.
Nascono intorno al tema del bene comune, all'informazione di mutuo soccorso, alla produzione responsabile di contenuti di qualità, creati con trasparenza, legalità e accuratezza. Con queste premesse diventano naturalmente strumenti possibili per sostenere la democrazia rappresentativa e per facilitare l'impegno civico e la partecipazione della cittadinanza alla costruzione delle politiche pubbliche. Lo sono principalmente attraverso quattro caratteristiche.
La mobilitazione, il lancio di campagne, l'appello ai volontari passano sempre più attraverso il web, meno costoso e capace di raggiungere un pubblico più vasto e mirato. Un flusso di azioni e informazioni che si muove tra rete e mondo fisico senza soluzione di continuità, abilitando la creazione e lo sviluppo di organizzazioni insieme diffuse sul territorio e centralizzate nella comunicazione in un modo prima impossibile.
L'informazione, nel passato le informazioni fornite dalle istituzioni pubbliche erano diffuse da un insieme limitato di agenzie comunicative, come la stampa professionale, le parti sociali o i partiti politici nella loro attività pubblicistica. Tali pratiche di diffusione riguardavano sia la capacità dei media di rendere pubblica l’attività delle istituzioni pubbliche, sia il ruolo di watchdog, di controllori della democrazia che i media stessi hanno esercitato negli ultimi secoli. In questo quadro, il primo degli elementi su cui costruire una rinnovata relazione tra istituzioni pubbliche e cittadinanza è il livello dell’informazione disponibile, stimolando due pratiche complementari: la possibilità per la cittadinanza di commentare l’informazione fornita e la possibilità di poter informare l’opinione pubblica in maniera credibile.
La partecipazione, Internet ed il Web non solo possono consentire un maggiore coinvolgimento dei cittadini, ma permettono potenzialmente di abbattere alcune barriere alla partecipazione, quali ad esempio quella geografica o quella anagrafica. L’accesso alla rete e la possibilità di utilizzare strumenti sempre più interattivi consente infatti di pensare ad un maggiore coinvolgimento dei cittadini in varie attività legate al governo della cosa pubblica. Del resto la stessa idea di un maggiore coinvolgimento dei cittadini alla cosa pubblica affonda le sue radici nei valori politici della democrazia ed in particolare della democrazia partecipativa (Milakovich, The Internet and Increased Citizen Participation in Government, 2010).
La legislazione partecipata, i media civici non solo aprono nuove opportunità per la partecipazione attiva alla legislazione, ma pongono i governi di fronte al fatto che vi è aspettativa da parte dei cittadini in merito al loro coinvolgimento attraverso le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie.

 

Non abbiamo bisogno di nuove colonie come i tre amici di Platone, quelle che abbiamo devono essere però costantemente aggiornate, riorganizzate, cogliendo le opportunità che le comunità producono grazie alle persone che le abitano, ai loro talenti e al loro impegno."

Michele Kettmaier

direttore della  Fondazione <ahref

18/10/2013 10:55

Riforma elettorale: un cambio di paradigma per garantire la governabilità

Su Civici una proposta di sistema elettorale che chiede agli elettori di scegliere direttamente la composizione del parlamento.

Civici è la nuova piattaforma che fondazione <ahref ha messo a disposizione della società civile per agevolare la partecipazione dei cittadini alla discussione della cosa pubblica e per coinvolgerli direttamente nelle decisioni che li riguardano in prima persona.

Più di recente Civici è stato scelto come strumento da parte del ministero degli esteri per il programma di ascolto pubblico denominato Destinazione Italia. Destinazione Italia è il nome con cui il Governo italiano ha denominato le politiche attuate per attrarre investimenti esteri e promuovere la competitività delle imprese italiane. Si compone di 50 misure che incidono su tutto il “ciclo di vita” dell’investimento e sulla capacità dell’Italia di promuovere la sua immagine all’estero. Attraverso Civici il Governo chiede ai cittadini e alla società italiana di fare delle proposte con suggerimenti che integrino o migliorino l'insieme di provvedimenti già decisi.

Da qualche settimama inoltre è attiva Partecipa un'altra consultazione pubblica che trova spazio anch'essa su Civici voluta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con l'obiettivo di raccogliere suggerimenti in merito alle riforme costituzionali.

Abbiamo deciso di iniziare segnalare sul blog di <ahref alcune tra le proposte presentate nelle due consultazioni per dare conto di come lo strumento che <ahref ha messo a disposizione della società civile viene utilizzato per migliorare la qualità e l'efficacia della nostra legislazione.

Cominciamo quindi con il segnalare la proposta di riforma elettorale formulata da Pietro Speroni Di Fenizio. Pietro Speroni si occupa dal 2009 di problemi connessi con la così detta eDemocracy. Utilizzare le nuove tecnologie digitali per favorire lo sviluppo di nuove forme di democrazia non significa semplicemente - come taluni pensano e fanno - aprire delle generiche consultazioni sul web. Il tema è molto più complesso di quanto in realtà possa sembrare. Si tratta sostanzialmente di dare una risposta a tre domande fondamentali. Come permettere a milioni di persone di pensare insieme? Come dovrebbe essere la Democrazia del 21esimo secolo? Come costruire un sistema che permetta alle persone di decidere insieme senza che si creino elite che controllano la decisione?

Per poter dare una risposta a questi problemi Speroni ha progettato e sviluppato svariati modelli integrando strumenti biologici, economici e matematici. Tra questi modelli vi è appunto anche Civici per il quale Speroni ha sviluppato l'algoritmo che sta alla base del sistema di decisione utilizzato dalla piattaforma di <ahref.

Per risolvere il problema della ingovernabilita del Paese Speroni suggerisce al legislatore di cambiare non solo la legge elettorale ma la logica stessa che sta alla base dei sistemi elettorali fino ad ora utilizzati in tutti i sistemi politici basati sulla intermediazione dei partiti politici. Speroni propone un meccanismo solo in apparenza complesso che consenta agli elettori di non votare solamente il proprio partito ma di esprimere il loro parere sulla intera composizione del parlamento.

"Il problema che si è presentato alle ultime elezioni è stato di un paese diviso in tre. Con tre visioni del mondo nettamente distinte. Imporre che uno di questi terzi abbia la maggioranza assoluta sarebbe comunque un abuso nei confronti della maggioranza degli elettori (gli altri due terzi)".

Ma veramente - si chiede Speroni - questa situazione di stallo  rappresenta ciò che gli elettori desiderano? Da qui la sua proposta tutta da leggere, commentare e valutare su Civici.

14/10/2013 12:10

Verso l'intelligenza civica

I codici (software) della democrazia. Piattaforme Web per una nuova politica

Durante il fine settimana che va dal 13 al 15 settembre ho partecipato al workshop “I codici (software) della democrazia”, organizzato dal Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Milano, con la collaborazione della Fondazione RCM, del Centro ICONA e del DEMM, e il patrocinio del Comune e della Provincia del capoluogo lombardo. Il Workshop è stato strutturato in tre giornate, una di approfondimento teorico, con il coinvolgimento di esperienze provenienti dal mondo della politica e della pubblica amministrazione, una di approfondimento tecnico, con le presentazioni di molti sviluppatori di piattaforme di partecipazione civica, e un'ultima mattinata dedicata alla prospettiva di costruzione di sinergie tra i presenti.

Dopo l'apertura di Fiorella De Cindio dell'Università di Milano, insieme ai suoi collaboratori motore di questa iniziativa, il primo intervento è stato quello di Douglas Schuler, ricercatore del “The Evergreen State College” e promotore del “The Public Sphere Project”, che ha proposto uno spostamento linguistico nelle narrazioni sulla partecipazione tramite piattaforme web: dall'intelligenza collettiva all'intelligenza civica, ovvero quella forma di intelligenza collettiva orientata al bene comune. Questa lettura ha attraversato tutta la mia percezione del workshop nei suoi tre giorni, a partire dal secondo intervento, quello di Anna De Liddo del Knowledge Media Institute della Open University, che si è focalizzata sui modelli di argomentazione nelle realtà collaborative e deliberative, presentando un modello di produzione della conoscenza chiamato IBIS, che mette in relazione problemi, soluzioni, vantaggi e svantaggi. Con queste due chiavi teoriche sono state affrontate le presentazioni del venerdì pomeriggio, che hanno riguardato esperienze proprie di coinvolgimento delle persone da parte degli attori istituzionali, tra cui “l'ahrefiano” partecipa.gov.it, presentato da Damien Lanfrey), le esperienze del Comune di Udine presentate dal deputato Paolo Coppola, e le iniziative di Fondazione Rete Civica Milano. A queste esperienze di amministrazione sono seguite le presentazioni di un esponente del Partito Pirata Italiano, Marco Ciurcina, e del Movimento 5 Stelle di Bergamo, Andrea Ravasio, che hanno descritto l'utilizzo della piattaforma di deliberazione LiquidFeedback all'interno dei loro movimenti politici.

Queste presentazioni hanno fatto da premessa alla giornata di sabato 14 settembre, dedicata agli sviluppatori di piattaforme di deliberazione, da LiquidFeedback al Parlamento Elettronico del Movimento 5 Stelle, da Airesis a Vilfredo goes to Athens. Il sabato si è concluso con un dibattito serale serrato, durante il quale molti commentatori (compreso il sottoscritto!) hanno fornito spunti agli sviluppatori per integrare meglio i loro sforzi produttivi nelle forme di relazione politica, nella storia della partecipazione democratica, o nelle visioni sull'etica della tecnologia. In pratica, il tentativo di non farsi prendere dalla smania della “New New Thing” ma di focalizzarsi sul contesto storico-politico come elemento di suggestione e miglioramento. A questo dibattito si è affiancata una riflessione su due degli aspetti più critici di tali tecnologie: la delega di un cittadino a un altro come strumento di deliberazione e la complessità del nodo anonimato – pubblicità per la partecipazione. Entrambi i nodi sembrano lontani da una soluzione definitiva, e restano come temi di approfondimento futuro e di continua sperimentazione.

In conclusione, la mattinata di domenica ha permesso ai partecipanti sia di promettersi un nuovo appuntamento, probabilmente nel febbraio 2014, sia di iniziare a popolare il sito del workshop con i materiali presentati con l'intento di avviare la costruzione di relazioni stabili che permettano all'Italia, vero laboratorio di sperimentazione democratica contemporanea, di godere di sforzi di sviluppo e progettazione sempre più solidi.

(Di Maurizio Teli)

La foto in copertina è di Ylbert Durishti

17/09/2013 16:50

A Trento un master per diventare manager del sociale

Aperte le iscrizioni al “MASTER G.I.S. - Master Universitario in Gestione di Imprese Sociali”. A.A. 2013 – 2014, XVIII edizione.

Nel difficile panorama occupazionale dell'Italia di oggi il settore non profit rappresenta una importante eccezione. Tra il 2001 e il 2011, secondo i recenti risultati del Censimento Istat del settore, ha conosciuto una crescita dinamica e costante (+39,4% dei dipendenti, +28% delle organizzazioni). Contemporaneamente è anche mutato in maniera profonda il ruolo che questo settore particolare gioca nel contesto economico nazionale. Infatti se prima il così detto Terzo Settore veniva visto positivamente da un lato soprattutto in funzione della sua capacità di ammortizzare gli effetti negativi della crisi economica e dall'altro nella funzione di elemento capace di operare come integratore della Pubblica Amministrazione, laddove questa non è più in grado di garantire alcuni servizi essenziali ai cittadini, oggi invece l'economia nonprofit è al centro di un nuovo modello sociale di sviluppo, non più elemento integrativo ma motore vero e proprio di buona occupazione capace di rispondere ai nuovi bisogni di servizi che emergono dalla società.

Ma per poter rispondere a pieno a queste premesse le organizzazioni che fanno impresa sociale devono anche dotarsi di manager con competenze professionali specifiche. Operatori in grado di comprendere  le modalità operative delle imprese sociali e delle organizzazioni nonprofit e di coniugare benessere ed efficienza economica, sostenibilità e solidarietà, produttività imprenditoriale e servizi alla persona.
Per questo a Trento (città con una radicata e importante tradizione solidaristica e cooperativa) da quindici anni l'Università degli Studi e Euricse (European Research Institute on Cooperative and Social Enterprises) organizzano un Master Universitario in Gestione di Imprese Sociali. Il Master, che prevede alla fine del percorso di studi 5 mesi di stage, vanta una percentuale di placement pari all'88%. E' questa infatti la percentuale degli ex-corsisti che trova un lavoro coerente con il profilo formativo entro 12 mesi dal termine del Master.
In questi giorni a Trento si sono aperte le iscrizioni alla edizione 2013 - 2014 del Master.
I contenuti affrontati vanno dalla definizione delle caratteristiche dell'impresa sociale; ai problemi della governance e del contesto operativo delle imprese; dagli strumenti di gestione delle risorse umane; agli strumenti di management e, per finire, gli strumenti di progettazione specifici per l'impresa sociale.
La sede del Master è presso l'Università di Trento, Dipartimento di Economia e Management. La durata è di 6 mesi in aula seguiti da 5 mesi di stage. La quota di partecipazione è di  3.500 euro ma è prevista l'assegnazione di cinque borse di studio.
Gli studenti interessati,  neo-laureati in lauree triennali o specialistiche di qualsiasi disciplina, hanno tempo fino al 10 ottobre 2013 per presentare domanda.

E' possibile chiedere un colloquio informativo per conoscere meglio il Master GIS scrivendo a: formazione@euricse.eu.

Il Master GIS rappresenta anche una opportunità per le organizzazioni non profit che desiderano ospitare in tirocinio gli studenti.

SCARICA QUI LA BROCHURE

 

25/07/2013 17:56

La scuola della buona amministrazione

Tre giorni (dal 27 al 29 settembre) a Pieve Tesino, nella Casa museo Alcide De Gasperi , con sessioni di studio, laboratori, testimoni, lezioni e approfondimenti dedicate ai giovani amministratori trentini e non.

Fondazione Trentina Alcide De Gasperi organizza per il terzo anno consecutivo la Scuola Politica. L'iniziativa è dedicata in particolare agli amministratori pubblici della provincia di Trento ma non solo. Si tratta di tre intense giornate (scarica qui il programma) nelle quali i partecipanti hanno la possibilità di confrontarsi con le più importanti tematiche che coinvolgono il nuovo ruolo degli amministratori pubblici chiamati ad una sempre maggiore responsabilità e ad un diverso rapporto con i cittadini.

Un compito oggi sempre più complesso e sfidante quello che viene richiesto agli amministratori della cosa pubblica perché se è vero che  stiamo assitendo ad una crisi sempre più evidente della capacità dei partiti politici di suscitare interesse e passione per la politica in particolare nei giovani, è altrettanto vero che assitiamo nella società al rifiorire di una nuova cultura dell'impegno civico che si riassume da un lato nel consolidamento del fenomeno dell'associazionismo civico e dall'altro nella legittima pretesa da parte dei cittadini di poter interagire in modo più diretto (non intermediato dai partiti) nei confronti degli amministratori e dei problemi del territorio in cui vivono e lavorano.

"Il cuore di ogni buongoverno - come afferma Giuseppe Tognon, Presidente della Fondazione Trentina Alcide De Gasperi, sta in buoni amministratori, ma la qualità degli amministratori non si improvvisa, perché il governo della cosa pubblica richiede competenze e motivazioni non ordinarie. La politica impone ai cittadini di agire sulla semplice base di un mandato elettorale, ma non sempre gli eletti sanno come fare e che cosa fare. Hanno idee, ma non hanno strumenti; hanno talvolta mezzi, ma non trovano idee."

La scuola vuole rispondere proprio a  questa esigenza di nuova formazione e rappresenta un esperimento di innovazione, un percorso formativo di qualità per amministratori e giovani eletti.

Le tre giornate si svolgeranno a Pieve Tesino, nella Casa museo dedicata ad Alcide De Gasperi con sessioni di studio, laboratori, testimoni, lezioni e approfondimenti. Le preiscrizioni sono aperte.

22/07/2013 17:40
Articoli
COMUNICATO
FRENITALIA
Due o tre cose che ho imparato alla #djs13
In alternativa a££'Euro
La ricostruzione della politica parte dai media civici
Un bambino di 3 anni non è un bambino di 6 anni diviso 2
Google decide chi noi siamo
Parlando di democrazia 2400 anni dopo Platone
Riforma elettorale: un cambio di paradigma per garantire la governabilità
Verso l'intelligenza civica
Tu chiamale, se vuoi, relazioni
A Trento un master per diventare manager del sociale
La scuola della buona amministrazione
I Vincitori del CONTEST "VIVA la MONTAGNA"
Percezione, creatività, condivisione: nostalgia del futuro
Media civici politici: una ricerca condotta sul campo
Internet, verifica dei fatti e comportamenti irrazionali
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